Vogliamo accogliere il 2026 con allegria e nel pieno divertimento? L’ occasione ci viene garantita dal celebre comico toscano Alessandro Paci.
Infatti questi, nel teatro Giovanni Pacini di Pescia, la sera del 31 dicembre, terrà uno speciale spettacolo da non perdere.
La straordinaria comicità di Paci appartiene a pieno titolo alla cultura toscana.
Il suo curriculum artistico evidenzia, tra laltro, una filmografia prestigiosa e ormai diffusa un po’ ovunque.
In attesa di poterlo applaudire nel teatro pesciatino lo ascoltiamo in questa nostra intervista che ben volentieri ci ha rilasciato.
D. Paci, quando ha veramente scoperto la sua inclinazione comica?
R. «Diciamo che con questa prerogativa si nasce. Già quando ero alla scuola elementare nel momento di ricreazione si facevano le scenette… Però io volevo iniziare a fare il cantante. E cominciai infatti. Prima non c’erano, Amici, Talent, eccetera, ma esistevano i festival dei concorsi in piazza, i concorsini per cantanti; si doveva andare a cantare per esempio a Lucca, Pistoia, Arezzo… Io avevo 16 anni e dovevo andarci da solo e per me non era facile. Allora c’era il Ceccherini che faceva ridere, e faceva ridere veramente; perciò ci dicemmo: andiamo a fare i comici esibendoci insieme. E si iniziò chiamandoci I Duemandi. Però con questa inclinazione ci nasci già».
D. Cosa le piace ricordare del suo lavoro durante i suoi anni giovanili?
R. «Del mio lavoro mi piace ricordare, anzi dire, che credo di essere uno dei pochi che è rimasto veramente fedele a se stesso. Cioè che non sono stato troppo traviato dallo spettacolo e dalla gente… Il rapporto con la gente è sempre lo stesso di quando avevo 16-17 anni, insomma di quando ho iniziato. Il mio babbo e la mia mamma avevano un bar e lavorare al banco è come fare uno spettacolo perché si è sempre a contatto con il pubblico. Quindi per me non è cambiato così tanto. Voglio veramente dire che non sono cambiato più di tanto. In merito alla gavetta, a differenza di quello che dicono tutti gli altri, io credo che in questo mio lavoro la gavetta non finisce mai. Mi ricordo che io e Massimo Ceccherini si disse: se a 25 anni non abbiamo sfondato si smette; ma tu non sai mai se hai sfondato. Poi si salì a 35 anni, poi si salì a 40 anni, ma in realtà si era già fatta tanta roba, perché, insomma, anch’io ho fatto 50 film… Però credo che la gavetta non si smette mai di farla, perché in questo lavoro è sempre una gavetta… Io sono arrivato a 60 anni e ci sono già quelli di 30 che mi hanno già superato; però anch’io quando avevo 30 anni avevo già superato quelli della mia età di oggi. Non te ne accorgi mai, perché sei un po’ sempre sotto esame… Quindi la gavetta non finisce mai…».
D. Come è riuscito a conquistare il suo pubblico?
R. «Dico delle cose che sono robe un po’ da vecchi, però il pubblico è un po’ come la moglie… La moglie non è che una volta che l’hai conquistata ti adagi… la devi sempre conquistare giorno per giorno, devi sempre essere carino, gentile, educato e devi sempre fare delle cose belle, perché sennò poi alla fine il rapporto diventa abitudinario e monotono. Così anche con il pubblico, non è che lo conquisti una volta e poi ti fermi, devi sempre mantenere questa fiamma che hai con lui; lo fai innamorare un po’ di te, ma poi devi tenere vivo questo amore…».
D. Da cosa rimane soddisfatto durante le sue esibizioni?
R. «Rimango sempre soddisfatto da quello che mi dice la gente dopo lo spettacolo. Noi che facciamo questo lavoro siamo gente che si vive di conferme: come sei stato bravo, mi sono divertito… Quando ci fu la pandemia, io feci il film “Non ci resta che ridere” e fu la commedia italiana più vista in quel periodo su Amazon Prime. Mi arrivavano messaggi e questa attenzione mi fece veramente godere e capire, forse perché ero cresciuto o forse perché erano momenti un po’ a quella maniera, che l’aveva vista con piacere; mi dicevano frasi come: è stata l’ora e mezzo in cui io non ho pensato al mio babbo all’ospedale o non ho pensato che stavo male… Si comprende così che il proprio lavoro serve a qualcosa. Sono state veramente delle soddisfazioni e mi sono sentito un po’ importante».
D. Viene definito comico, cabarettista, attore, regista, sceneggiatore, conduttore televisivo e conduttore radiofonico, a quali ruoli si sente più vocato?
R. «Devo dirti che, secondo me, il teatro è la cosa, per uno che fa questo lavoro, più gratificante perché hai subito la reazione immediata della gente; quindi il teatro è una soddisfazione.
Quando tu senti la risata, specialmente per uno che fa il comico e gli piace far ridere la gente, quando senti la risata è proprio una goduria».
D. In un mondo così in rapida trasformazione intravede un futuro per la tradizionale e celebre ironia toscana?
R. «Sì, perché poi dopo alla fine ci si adegua alle innovazioni. Pensa che mi raccontava la mia nonna, che quando arrivò la televisione per loro quell’ apparecchio era una cosa che avrebbe distrutto tutto quello che c’era prima, ossia il teatro, la radio… La televisione la condannavano; e così accadde anche quando arrivò la radio. Dicevano: questa è roba assurda, questa è roba del demonio… Quando arrivò internet si iniziò a parlarne male in maniera assurda. Ora che è arrivava l’intelligenza artificiale di internet non ce ne frega più nulla. Dopo internet ci sono stati i social net, ora c’è l’intelligenza artificiale… Chiaramente arriva sempre roba moderna più velocemente, perché la tecnologia ci porta a disporre di mezzi più efficienti; e la mente umana si adegua sempre a queste. Ci sono dei comici toscani nuovi ora che sono meravigliosi. Solamente se ne accorgono quelli più giovani, quelli della nostra età, Carlo, se ne accorgono meno perché noi stiamo più attaccati alla televisione. Il mio figliolo e la mia figliola non hanno neanche l’antenna della televisione…».
D. Ritiene che la commedia toscana abbia subìto in questi ultimi anni un calo d’interesse?
R. «No non l’ha subìto; ci sono giovani comici toscani, come Gianmaria Vassallo, Lorenzo Baglioni, Jonathan Canini, che sono bravissimi, su internet e su youtube vanno fortissimo. Però, come ripeto, se ne accorgono i giovani e noi non si vedono. Questi ragazzi hanno un seguito pazzesco».
D. Per giungere al suo livello devono ancora percorrere molta strada…
R. «Loro ci arrivano molto prima. L’ho provato sulla mia pelle; con le barzellette su youtube ho fatto 250 milioni di visualizzazioni! Carlo lo sai quanti Festival di Sanremo ci vogliono per fare 250 milioni di visualizzazioni? Un Festival di Sanremo ne fa 10 milioni. Io ho fatto 250 milioni di visualizzazioni e questi ragazzi le fanno anche loro, capito?
D. Giuseppe Verdi era solito dire: Tutto nel mondo è burla… Concorda su questa affermazione?
R. «Ma sicuramente! E ti dirò di più, chi non capisce, chi non è ironico, chi non è autoironico, è pericoloso. Chi si prende troppo sul serio è una persona che bisogna stargli lontano. Questi sono pericolosi, diventano come Trump…».
D. Come risponderebbe a qualcuno se le chiedesse una scelta delle sue opere televisive, cinematografiche e teatrali?
R. «Come film dico Andata e ritorno. Come opera teatrale dico Pinocchio (tra gli spettacoli teatrali fu il dvd più venduto in Italia); però ti posso garantire che lo spettacolo dal titolo Non solo barzellette che sto facendo ora e che farò anche a Pescia al teatro Pacini la sera del 31 dicembre prossimo fa veramente ridere a bestia... Everamente ganzo, ganzo, ganzo».
D. Anche lei qualche volta trova uno spazio per ridere?
R. «Io rido sempre. Per quanto riguarda la diceria che i comici sono tristi, per me non è vero. Io rido sempre, sono sempre contento e cerco sempre il lato positivo in tutte le cose. Sarei veramente un idiota a dire che sono triste Ho una moglie meravigliosa, due figlioli fantastici, i miei genitori mi hanno cresciuto in una maniera bellissima, ma che voglio di più? Bisogna vedere anche dove si cresce…».
Pagina facebook Alessandro Paci





































