Ad aggiudicarsi la vittoria del Campionato italiano di Calcio 2025/26 è stata l’Inter. La squadra nerazzurra ha vinto questo titolo a tre giornate dalla fine del torneo.
Mentre i festeggiamenti univano al capoluogo lombardo varie città italiane, si spengeva il centrocampista Evaristo Beccalossi che dell’Inter fu tra i protagonisti dello scudetto 1979/80.
Con il noto difensore Fulvio Collovati, campione del mondo nel 1982 e giocatore di Milan, Inter, Udinese, Roma e Genoa abbiamo parlato di questa vittoria dell’Inter.
D. Collovati, ritiene che l’Inter abbia vinto meritatamente questo 21° scudetto?
R. «L’Inter era la squadra più forte sulla carta. È la squadra più forte, più completa a livello di giocatori, a livello di attaccanti e lo dimostra la realizzazione dei suoi 80 goal e forse arriverà a 100 reti… per cui è una squadra completa in tutti i reparti e allenata da un allenatore emergente, Chivu, che ha sorpreso tutti. Insomma è un campionato meritato quello che ha vinto. Dietro c’è un po’ il vuoto, però dodici punti di distacco dimostrano la forza di quest’Inter».
D. Quanto ha contribuito l’allenatore Cristian Eugen Chivu in questa vittoria?
R. «Bisogna andare per ordine. Io darei il merito alla società che ha scelto un allenatore emergente. A volte quando si sceglie un allenatore emergente non sempre si realizzano i propri sogni. Devo dire che l’Inter ha scelto bene, perchè allenare una big non è facile. Un allenatore emergente poteva trovare delle difficoltà e invece Chivu non le ha trovate. È stata una sorpresa positiva per tutti. Per cui prima va il merito alla società che ha scelto Chivu, poi a Chivu stesso e poi ai giocatori. I giocatori vengono sempre per ultimo…».
D. Rispetto alle altre squadre in cosa si è particolarmente distinta?
R. «L’Inter innanzitutto ha un gioco abbastanza espressivo, nel senso che si capisce il gioco che applica l’allenatore. Mi stupisco che non lo hanno capito alcune squadre che hanno incontrano l’Inter. L’Inter non ha vinto tanti scontri diretti contro le grandi. Lo hanno capito le grandi, ma le piccole no. L’Inter è stata talmente forte che ha realizzato 80 gol, per cui lo schema dell’Inter che è uno schema che passa molto sugli esterni con Di Marco e Dumfries finisce inevitabilmente per rafforzare il reparto offensivo per Lautaro, Pio Esposito, Thuran… I primi due cannonieri della nostra classifica cannonieri uno è Lautaro Martinez e l’altro è Thuran. Questo fa capire la forza dell’Inter. Le altre hanno avuto difficoltà in fase offensiva, a cominciare dalla Juventus per finire al Milan. Eppure l’Inter ha avuto quella forza offensiva che le altre non hanno».
D. Ritiene che il prossimo anno debba integrare nuovi calciatori?
«Teoricamente potrebbe affrontarlo anche come in questo campionato. Però l’Inter si deve un po’ rinnovare. Dovrà ringiovanire per forza, perché ci sono tre-quattro giocatori che hanno 37-38 anni a cominciare da Mkhitaryan, da De Vrij, da Acerbi. Anche la difesa forse va un po’ ringiovanita e anche il centrocampo con un paio di elementi va ringiovanito. Il gruppo può rimanere questo, però è un gruppo che va rinvigorito per forza di cose. Ci vuole l’esperienza, ma ci vuole anche la gioventù…».
D. La sua Inter degli anni ’80 ha qualche somiglianza con l’Inter di oggi?
R. «La forza offensiva sicuramente, perché Altobelli e Rumenigge erano una coppia formidabile. E poi c’era anche Beccalossi che purtroppo è mancato qualche giorno fa. Come numeri 10 c’erano Hans Muller ed Evaristo Beccalossi. I centravanti erano Rumenigge e Altobelli. Avevamo una bella forza offensiva. Rumenigge e Altobelli erano due grandi campioni, più o meno come quelli di adesso. Forse noi eravamo, e lo dico con molta onestà, eravamo leggermente più forti in fase difensiva. C’era Giuseppe Bergomi, c’ero io, c’era Riccardo Ferri… Eravamo più marcatori».
D. Ha qualche aneddoto da raccontarci della sua Inter degli anni 1982-1986
R. «Quando tornammo dal Campionato del mondo del 1982, il primo che mi tirò le orecchie fu Hansi Muller. L’11 luglio disputammo insieme la finale tra Italia e Germania, io con la nazionale italiana e lui con quella tedesca. Il 20 luglio successivo andammo in ritiro insieme perchè ci aveva acquistati l’Inter e subito mi rinfacciò di aver vinto la finale. Poi nell’estate 1984 giunse all’Inter anche Karl Henz Rumenigge… Tutti ce l’avevano con noi…
Poi ricordo Evaristo Beccalossi che era un ragazzo straordinario, un talento straordinario, un numero 10 come non ce ne sono più. Purtroppo la vita ce lo ha portata via, però ho avuto la fortuna di giocare con questi grandi giocatori..».
D. La sua stupenda carriera ricopre un arco temporale di quasi vent’anni con la realizzazione anche di goal memorabili e con cinquanta presenze nella Nazionale; cosa può dirci in merito?
R. «Alla Juventus segnai due goal. Uno quando giocavo nel Milan, ma non servì a nulla perché perdemmo 3 a 2, era il 14 febbraio 1982. L’altro goal lo realizzai l’11 novembre 1984 con la maglia dell’Inter e vincemmo 4 a 0. Io ero un difensore e dovevo fare il difensore però un paio di gol alla Juventus non sono pochi.
Ho avuto gioie, soddisfazioni e qualche amarezza, perché non si dimentica la retrocessione del Milan in serie B e non è cosa comune. Per cui ho avuto un periodo po’ strano, un periodo in cui il calcio puntualmente ogni vent’anni cade in qualche scandalo. In quel periodo del 1980 ci fu lo scandalo delle scommesse. Il Milan fu coinvolto perché c’erano dei giocatori che scommettevano, non io, ma dei giocatori che purtroppo scommettevano. Ho avuto l’amarezza della retrocessione però poi mi sono tolto la soddisfazione giocando dieci anni anche con la Nazionale, vincendo un Campionato del mondo, ma non è che lo vinto io. Ho avuto la fortuna di giocare insieme a grandi campioni, a tutti i miei compagni di Nazionale…».
D. L’ultima squadra in cui militò fu il Genoa. Il destino volle che terminasse con il calcio giocato in occasione della partita Genoa-Milan disputata il 6 giugno 1993, praticamente contro la squadra con la quale iniziò…
R. «Giocai la mia ultima partita Genoa-Milan. Sembrava studiato, ma non fu così. Dall’inizio di quell’anno avevo deciso di smettere. Potevo giocare ancora. Stavo benissimo e potevo giocare altri due anni tranquillamente. Però avevo deciso di smettere perché avevo cominciato a giocare a dodici anni nelle giovanili del Milan e avevo svolto una vita intensa a livello calcistico. Quando inizi già a dodici anni anche a livello giovanile fai tre-quattro allenamenti alla settimana e poi giochi, per cui avevo fatto più di vent’anni di calcio. Avevo così deciso di smettere e il destino ha voluto che l’ultima giornata fosse Genoa-Milan allo stadio Marassi. Si vede che fu destino. Chiusi la carriera col Milan, la squadra con la quale iniziai, marcando Jean-Pierre Papin. Nel Genoa disputai quattro campionati meravigliosi. Al termine del Campionato 1990/91 ci classificammo quarti. Il calcio di oggi è molto cambiato. C’è molto business ed è molto tecnologico…».
Dedicata all’amico Enrico Tronchetti
Fonte Wikipedia Fulvio Collovati




































