La città di Pescia nei quadri di un pittore pesciatino. Di Alessandro Birindelli

Il contesto geografico e orografico del territorio ha influenzato la nascita della nostra città e la sua successiva espansione: attualmente nel suo decorso cittadino il fiume Pescia è delimitato da alcuni rilievi collinari mentre più a sud esso scorre in un’ampia pianura e attraversa numerosi centri abitati.

Sin da prima dell’anno Mille, Pescia è progressivamente accresciuta ai due lati del fiume e da questo ha preso il nome.

Sulla riva sinistra è sorto il nucleo religioso, posto più a sud e di forma rotonda; sviluppatosi intorno alla Pieve, esso era destinato alle attività religiose e monastiche; invece sulla riva destra è sorto l’insediamento civile, situato più a nord e di forma allungata, destinato alla vita pubblica e amministrativa, al commercio e alle attività lavorative; i due poli sono stati quindi uniti dal ponte del Duomo, detto della Madonna o di Santa Maria o della Pieve o di Piè di Piazza, costruito nel secolo XI; successivamente, nel 1324, è stato costruito il ponte dei Frati o di San Francesco.

Testimonianze di com’era configurata la città sono i dipinti eseguiti da pittori locali e non, oppure le stampe e i disegni realizzati dai tecnici medicei o comunali; non sono poi molti, ma a questo proposito risultano significativi, due dipinti di Italiano Franchi, artista pesciatino nato nel 1860 e morto nel 1926; egli fu nipote del compositore Giovanni Pacini e si diplomò al Regio Istituto di Belle Arti di Lucca diretto dal concittadino Luigi Norfini, il “pittore del Risorgimento”. Allievo del Fattori, il Franchi dipinse quadri di interesse religioso e vedute della propria terra.

Le suddette opere sono la copia di due dipinti realizzati da artisti famosi e si trovano nella Sala Cimeli della Comunità all’interno del nostro Museo Civico che è tuttora in fase di ristrutturazione ma di prossima e auspicata apertura.

Il primo di questi due dipinti s’intitola “Veduta di Pescia all’inizio del secolo XV” ed è la riproduzione di parte dell’affresco “La tentazione di S. Antonio Abate”. L’affresco, realizzato dall’atelier del fiorentino Bicci di Lorenzo nei primi decenni del 1400, è collocato nella chiesa di Sant’Antonio Abate, alla sinistra dell’altare e fa parte di una serie di dipinti che coprono completamente l’abside di questa piccola chiesa situata al davanti dell’Ospedale.

L’opera del Franchi è invece un olio su tavola di 50 x 83 cm e raffigura la città di Pescia ai primi del 1400. Osservando la città da est si nota il fiume nel suo tratto urbano con i due ponti, entrambi dotati di torri poste alle estremità est e ovest e con molte più arcate di quelle presenti oggi (il dipinto ne mostra cinque al ponte di S. Francesco e almeno sei a quello del Duomo, anche se inizialmente dovevano essere nove). Il letto del fiume appare ampio e i due ponti più lunghi; le mura dei due nuclei urbani appaiono merlate come pure il ponte del Duomo che ne rappresenta la diretta continuazione. Si osserva poi il nucleo civile con le abitazioni e alcuni palazzi signorili; dietro a questi il colle di Bareglia con la Torre del Leone, l’odierno Castello, e il colle dei Fabbri oppure il colle di San Giuseppe, un tempo colle Ontanatico. Dietro ad essi e distante si nota il borgo fortificato di Monte a Pescia; compare poi la cinta muraria, costruita per difendersi dai continui attacchi da parte di Lucchesi, Fiorentini e Pisani, che delimita il fiume; dalla parte est del torrente vediamo la Pieve col campanile a guglia, alcune abitazioni e diverse torri; vi sono rappresentate poi alcune delle numerose porte della città, erano nove più quelle dei ponti; quelle sul dipinto potrebbero essere la Porta Reale o Lucchese (al termine del Borgo, si apriva a sud della città) e la Porta del Moro o della Montagna (si apriva verso nord). A quel tempo la popolazione era di soli 1800 abitanti a seguito delle carestie, delle malattie epidemiche e della conseguente emigrazione.

Il secondo quadro di Italiano Franchi s’intitola “Veduta di Pescia nel 1605” ed è la copia di un dipinto di Alessandro Tiarini, pittore bolognese vissuto dal 1577 al 1668, autore di diverse opere conservate nelle chiese pesciatine (Piè di Piazza, Santo Stefano, forse Collecchio) o perdute in chiese pesciatine oramai scomparse (della Morte a Borgo Sanfurello, di San Quirico in Pescia).

Il quadro del Tiarini è il “Padre Eterno tra Angeli” del 1605, collocato dietro l’altare della chiesa di Piè di Piazza; è una “pala” delle dimensioni di 400 x 184 cm composta da tre parti: quella superiore raffigura Dio circondato dagli Angeli; quella centrale contiene il dipinto “Madonna con Bambino” che si trovava nell’edicola del ponte del Duomo da dove fu trasferito nel 1605; quella inferiore riproduce la città di Pescia com’era allora.

Proprio a quest’ultima parte s’ispira l’opera del Franchi che è invece un olio su tavola di 48 x 83 cm, datato 1888; osservando la città da nord vi si notano l’antico campanile a guglia della Pieve, il lungo ponte del Duomo, non più merlato, con almeno cinque arcate e con l’edicola dove era contenuta l’immagine della Madonna, l’ampio fiume che lambisce le case dell’attuale via Forti e la Torre del Comune; il susseguirsi di case sulla sponda destra del fiume è in accordo con l’incremento della popolazione, circa 7000 abitanti allora, realizzatosi grazie alle migliori condizioni di vita e alla ridotta pressione fiscale che richiamava nuove famiglie. Anche la cinta muraria era più ampia.

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