Voucher al posto dei centri estivi comunali. “Una scelta politica che penalizza le famiglie”

Da Fiorella Grossi, ex assessore alle Politiche Sociali ed Educative del Comune di Pescia, riceviamo e pubblichiamo.

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Apprendo con rammarico la decisione dell’Amministrazione comunale pesciatina di destinare le risorse disponibili al finanziamento di voucher per l’accesso ai centri estivi, rinunciando di fatto a investire nella realizzazione e nel potenziamento dei centri estivi comunali aperti e inclusivi, così come erano stati pensati e costruiti insieme alla precedente amministrazione che li aveva fatti nascere a Pescia nel 2020 come risposta al bisogno della famiglie durante il periodo della pandemia e con l’ obiettivo principale di mettere in campo un ulteriore strumento per combattere la povertà educativa.

Non si venga a dire che mancano le risorse: in gran parte esse provengono dal Fondo nazionale per le attività socio-educative e dal Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e istruzione. Per la restante parte, si sarebbe potuto prevedere un cofinanziamento delle famiglie e un eventuale ulteriore contributo da parte dell’ente, come già avvenuto in passato.

È evidente che la scelta del voucher risulta più semplice e immediata da gestire, meno impegnativa dal punto di vista organizzativo e probabilmente più “indolore” anche sul piano politico. Una soluzione certamente più rapida rispetto a un modello che, al contrario, richiedeva programmazione, coordinamento e un lavoro di progettazione avviato già nove mesi prima dell’inizio delle attività.

Poco importa, però, se a pagare le conseguenze di questa scelta saranno proprio le famiglie più in difficoltà. Saranno quei bambini che non possono permettersi vacanze al mare e per i quali i centri estivi rappresentavano non solo un luogo educativo, ma anche un’opportunità di crescita, socializzazione e supporto nello svolgimento dei compiti.

Si tratta di una scelta che merita una riflessione politica profonda, perché il Comune non dovrebbe limitarsi a finanziare “buoni servizio”, ma continuare a svolgere un ruolo attivo nella progettazione e nell’organizzazione di servizi educativi capaci di garantire pari opportunità a tutti. Un centro estivo comunale rappresenta uno strumento fondamentale per costruire inclusione, favorire la partecipazione e assicurare l’accesso anche ai bambini che vivono situazioni di fragilità sociale, economica o educativa.

Il modello che avevo pensato e che è stato pienamente attuato fino al 2023 andava proprio in questa direzione: non un semplice servizio di intrattenimento, ma una vera co-progettazione educativa territoriale, fondata sulla collaborazione tra associazioni, realtà culturali, sportive e ambientali del nostro Comune. Un percorso che ha permesso ai bambini di conoscere il territorio attraverso gite, laboratori ed esperienze formative, valorizzando al tempo stesso il ricco patrimonio associativo locale.

Scegliere di non investire in questa prospettiva significa perdere un’importante occasione per rafforzare la comunità educante e per mettere in rete le numerose energie presenti sul territorio. Significa rinunciare a costruire un progetto condiviso capace di generare valore non solo per le famiglie, ma per l’intera comunità.

L’inclusione non può essere affidata esclusivamente alla capacità organizzativa dei singoli soggetti o alle disponibilità economiche delle famiglie. Deve rimanere una responsabilità pubblica e un obiettivo politico preciso; investire sui bambini significa investire nel futuro della nostra comunità”.