Ho imparato a scrivere col pennino di ferro e l’inchiostro del calamaio, macchiando inesorabilmente e graffiando il foglio del prezioso quaderno con la copertina nera.
Mi sono distratto un attimo e mi ritrovo vecchio a battere con due dita sui tasti del PC, parole su di un foglio che non esiste.
Ero appena in grado di leggere stentatamente che già venivo giudicato e valutato per quello che riuscivo a fare, in modo chiaro e inequivocabile: 4-5-6-7-8, i voti, magari con l’aggiunta di qualche sberla casalinga e senza elogi.
Mi son distratto un attimo e mi ritrovo a leggere pagelle dei nipoti che sembrano scritte per una “supercazzola” di “Amici miei”.
Da adolescente, indossando giacca e cravatta, come gli altri, mi vedo alzarmi in piedi e salutare in coro il professore che entrava in classe. Ora la TV fa vedere un gruppetto di studenti rincorrere e prendere a cazzotti un loro professore e ascolto il preside che si arrampica sugli specchi per giustificarli. Per arrivare a questo punto mi deve essere sfuggito qualcosa.
Mi son goduto, erano gli anni ’80, fiero di appartenere ad una comunità capace di tanto, il trionfo di fiori che riempivano e amplificavano l’intero spazio sotto la cupola del mercato. Era un tripudio di garofani, bianchi, rossi, rosa, screziati, e un profumo inconfondibile e intenso che ti prendeva da lontano e ti accompagnava fin dentro alla grande volta.
Mi son distratto un attimo e della Biennale dei fiori di Pescia non c’è più traccia e nemmeno dei garofani e sotto la splendida volta c’è un vuoto desolante.
Il mercato dei fiori, o quel che n’è rimasto, ha traslocato in una struttura appositamente costruita, fatta con pali drizzati contro il cielo che offende il buon senso e il panorama toscano.
In compenso il Comune ci informa che il Vicesindaco ha partecipato, tutto giulivo, ad una manifestazione floreale, la 45^ infiorata, dedicata al 200° anniversario della nascita di Carlo Lorenzini e del suo Pinocchio, realizzata utilizzando 64.000 garofani.
Lì per lì, data la mia tendenza a distrarmi, ho pensato che fosse a Collodi, sbagliato, era a Scarperia nel Mugello, famosa per i suoi coltelli.
Ora mi avvio, con calma perché fa caldo, dopo aver ascoltato l’ennesima inutile discussione sulla fine della piscina e costeggiando, ogni tanto, vicino ai cassonetti, cumuli di immondizia da far invidia al Bangladesh, vado a vedere a che punto è il ponte del Marchi chiuso nel 2018 e penso che…se tutto va bene siamo rovinati.








































