Rilevazione dopo rilevazione c’è un dato che emerge con una totale evidenza e prepotenza: la concentrazione della ricchezza nelle mani di percentuali bassissime di popolazione. A questo dato corrisponde inevitabilmente l’incremento della povertà popolare sia relativa che assoluta.
Proprio alcuni giorni fa è emerso un dato inquietante: l’inarrestabile Musk ha raggiunto la cifra vorticosa della sua ricchezza in 1.300 miliardi di dollari. Il suo patrimonio risulta superiore agli importi di bilancio aggregato di molti stati africani e non solo. Eppure queste mere constatazioni non destano i benché minimi sconcerti. Anzi molto spesso i paperoni del mondo sono ammirati, osannati e imitati da uomini che stanno su livelli sociali di incommensurabili minori livelli.
Sul versante opposto i poveri in senso assoluto non vengono nemmeno compatiti; non se ne riconoscono le condizioni misere. In sintesi i poveri sono tali perché se lo meritano; perché non sanno stare sul mercato; perché non sono imprenditori di loro stessi. Dunque hanno quello che si meritano ovvero niente o quasi. Non solo ma non sono manco giustificati dei sussidi. Infatti proprio quelle risorse erogate potrebbero infiacchirli…
La filosofia sottostante a questa cultura è molto semplice: la esaltazione del merito.
Ognuno deve ricevere la giusta corrispondenza fra il suo operato ed il bene materiale, sociale e di prestigio che ne deriva.
Ma è proprio così?
Non credo proprio.
Questa premessa e questo presupposto sarebbero veri ed incontestabili se ogni uomo nella sua sfera di attività partisse alla pari con gli altri. Ma la gara podistica su percorsi lunghi si svolge in termini diversi. C’è chi parte prima; c’è chi parte dopo; chi si trova di fronte ad ostacoli diversi ed infine chi, inopinatamente, viene anche dotato di un qualche motore potente. La gara è assolutamente ineguale.
Il merito è un sacro principio buono solo per i vari Musk, Bezos, Zuckerberg…
Così le nostre società divengono sempre più ingiuste e sempre più disumane.
E sono società popolate da individui cioè da soggetti fisici elementari.
Ha fatto bene il Papa negli ultimi tempi a ricordare con forza il valore della persona umana.
La persona in quanto tale è la sede di diritti inalienabili. Soprattutto è la sede della dignità. Un uomo al quale è sottratta la dignità non possiede più nulla. E’ solo un involucro privo di valore che può contare solo su un corpo di cui dispone per la vita materiale e da porre sul mercato quale mera merce.
Dunque ridurre le disuguaglianze dovrebbe essere fine naturale, prioritario e determinante per riporre al centro della società la dignità umana. Infatti una convivenza sociale fondata sulle ingiustizie è debole in quanto tale; è portatrice di compulsioni e di isterie collettive prive di razionalità progettuale.
Ma lo Stato dove è?
Dopo decenni di spoliazione del welfare e dopo che ne è stata teorizzata la leggerezza è ridotto ad un simulacro. E la politica appare sempre di più al servizio dei pochi o, quanto meno, non in grado di impensierire o di voler impensierire quei pochi. La politica oggi non ha un progetto di superamento di questo iper liberismo che ha una funzione nichilista e di dissacrazione.
Papa Leone sembra averlo capito bene.







































