A nostro avviso sono tre le caratteristiche che distinguono ulteriormente il cantante Paolo Mengoli: amore per la vita, amore per la musica e amore per il prossimo.
Lo possiamo comprendere anche leggendo questa gradevole intervista che gentilmente ci ha rilasciato.
D. Mengoli, la sua carriera artistica ebbe degli inizi folgoranti, può parlarcene?
R. «La mia carriera inizia con una vittoria importante proprio in Toscana quando nel luglio del 1967 vinsi il “Cantautogiro di Quarrata”. La manifestazione consisteva in sette-otto tappe nei vari paesi attorno a Quarrata. Daniele Piombi era il presentatore e come ospite fisso importante c’era Remo Germani, un noto cantante di quel periodo. Già da due anni però cantavo nelle balere, nei dancing e nelle sale da ballo con il Gruppo “I Cadetti di Scaglioni” con il quale qualche anno prima cantava come frontmen un certo… Gianni Morandi. Nell’ottobre del 1968 partecipai al “Festival di Voci nuove” di Castrocaro Terme avendo come padrino un artista di tutto rispetto: Charles Aznavour. Poi nel 1969 la partecipazione a “Un disco per l’Estate” e al “Cantagiro”, gare canora trasmesse da Rai 1 in diretta, cantando il brano “Perchè l’hai fatto”, che vendette un milione e mezzo di dischi in giro per il mondo, dei quali cinquecentomila solo in Italia. La canzone mi fu data dal mio amico Mino Reitano e il testo fu scritto dalla toscana Donata Giachini, che successivamente diventò una eccellente giornalista di molte riviste e settimanali italiani».
D. Come ricorda il suo esordio al Festival di Sanremo con la canzone “Ahi che male che mi fai” composta da Toto Cutugno e da Cristiano Minellono?
R. «L’anno dopo, nel 1970, mi fu proposto di interpretare “Ahi che male che mi fai”. In quegli anni i miei colleghi avevano come autori dei nomi altisonanti. Io, invece, ne preferii due giovani alle prime armi e alla prima loro esperienza importante: Toto Cutugno e Cristiano Popi Minellono. Per loro il Festival di Sanremo fu una ribalta molto significativa che li fece conoscere al grande pubblico: quindi, posso dire di aver “scoperto” artisticamente questi due grandi autori che in seguito hanno poi composto canzoni per I Ricchi e Poveri, Al Bano, Adriano Celentano, Iva Zanicchi, Patty Pravo, Mia Martini, Luis Miguel e tanti altri. A quei tempi al Festival di Sanremo si partecipava in coppia. I miei partners erano “I Ragazzi della Via Gluck” che era il Gruppo musicale d’appoggio per i concerti di Adriano Celentano che, nel 1970, lo vinse con la canzone “Chi non lavora non fa l’amore”. Tra i componenti del Gruppo de “I Ragazzi della Via Gluck” c’era anche un certo Pinuccio Pirazzoli, che oggi è un grande direttore d’orchestra e un grande maestro/arrangiatore. Nel medesimo anno raggiunsi anche la finale della celebre trasmissione “Settevoci” condotta da Pippo Baudo» .
D. Quando ha conseguito il risultato più alto della Sua splendida carriera?
R. «Risultati importanti ce ne sono stati parecchi. Dal primo che mi ha dato la possibilità di iniziare questa carriera, che fu appunto il “Festival di Voci nuove” di Castrocaro Terme, e poi la vittoria al “Cantagiro” sempre nel 1970 con la canzone “Mi piaci da morire”. Da notare che negli anni precedenti questa manifestazione era stata vinta da cantanti del calibro di Adriano Celentano, Michele, Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Rita Pavone, per citare alcuni nomi. Nel 1971 partecipai a un “Disco per l’Estate” con la canzone “Ora ridi con me” composta sempre da Mino Reitano qualificandomi tra i dodici finalisti su sessanta cantanti partecipanti».
D. Quali emozioni avverte ancora oggi ascoltando le sue canzoni?
R. «Sono sempre abituato a cantare dal vivo sia nei concerti che in televisione e ogni volta che canto le mie canzoni o quelle di altri colleghi per me è sempre un’ emozione nuova. Nel mio repertorio rendo omaggio a grandi autori e a grandi cantautori come: Lucio Dalla interpretando la sua “Caruso” e Lucio Battisti con “E penso a te”. Inoltre reinterpreto delle fantasie musicali canzoni che hanno spopolato al Festival di Sanremo come “Zingara”, “L’immensità”, “Io che non vivo”, “La voce del silenzio”, ecc… Inoltre do spazio anche, con una fantasia musicale degli anni Settanta, a canzoni come “Tu”, “Mi vendo”, “America”, “Gloria”.
Nel mio repertorio non manca una canzone alla quale tengo molto dal titolo “Verrà il sole” che cantai a Sarajevo davanti a ventimila persone al termine di una partita della Nazionale Italiana Cantanti e fu un’emozione grandiosa. Un’altra canzone che mi ha molto emozionato è quella che, sei anni fa, è stata scelta come inno ufficiale nel centenario della nascita di San Giovanni Paolo II intitolata “Ora parlami d’amore”. Grazie a questa canzone, l’Associazione Giovanni Paolo II (ufficialmente riconosciuta dallo Stato del Vaticano) mi ha insignito nel 2020 del “Riconoscimento Giovanni Paolo II” e nel 2021 il sigillo “Testimone Ambasciatore per i diritti umani per un mondo di pace”. Per questo motivo sono stato ricevuto in udienza privata da Sua Santità Papa Francesco».
D. Riconoscimenti significativi che pochi possono vantare…
R. «In Italia siamo molto esterofili. Pensa che la stampa non ha dato risalto a questi miei riconoscimenti, forse perchè ci vogliono delle “maniglie” giuste per far parlare i giornali…».
D. Se dovesse elencare le sue canzoni quali menzionerebbe ai primi posti?
R. «Al primo posto sicuramente “Perchè l’hai fatto”, che mi ha dato la possibilità di fare veramente il lavoro che svolgo tutt’oggi e che amo profondamente. Poi “Ahi che male che mi fai”, che, in definitiva, fu la canzone che presentati al mio primo Festival di Sanremo. “Mi piaci da morire”, come ripeto, con la quale vinsi il “Cantagiro” e che interpreto ancora oggi nei miei concerti. Voglio ricordare anche “Io ti darò” presentata al Festival di Sanremo nel 1992. Un’altra canzone a cui sono molto affezionato è “Io voglio stare con te” che tratta un argomento ancora tutt’oggi molto delicato e che è “contro la violenza sulle donne”. Desidero citare anche la canzone, “Ladro”, che lo scorso anno (2025) non è stata accettata al Festival di Sanremo. A proposito di questa manifestazione, tengo a precisare che dall’ultima mia partecipazione risalente al 1992, ogni anno fino a questo 2026, ho sempre presentato una mia canzone e sistematicamente non è stata accettata dalla giuria sanremese. Quindi sono ben trentaquattro anni che non salgo su quel palco: un vero record!!!».
D. Quale era e qual è il tipo di relazione che ha mantenuto e mantiene con i suoi concittadini cantautori e cantanti bolognesi?
R. «A tutt’oggi mi lega una grande amicizia con Andrea Mingardi, il quale è stato il mio testimone alle mie seconde nozze quando mi sono unito con l’attuale moglie Claudia Pezzoni, nota avvocata penalista italiana. Non può mancare Gianni Morandi. Proveniamo dalla stessa scuola di canto della maestra Alda Scaglioni e con il quale ci sentiamo spesso parlando del Bologna calcio, la nostra squadra del cuore, delle canzoni che partecipano ai vari festival e degli acciacchi che abbiamo… Anche con Lucio Dalla mi sentivo molto spesso. A fine degli anni Sessanta, al termine degli spettacoli che si tenevano nei dancing, nelle balere e nelle sale da ballo ci si incontrava all’edicola di Porta San Vitale di Bologna, aperta tutta la notte, per acquistare i quotidiani “Stadio” e “Il Resto del Carlino” per leggere le ultime notizie. Oppure ci si fermava al “Bar del Rosso”o al “Continental”, altro ritrovo di musicisti, dove ci raccontavamo come erano andate le serate davanti ad una brioches o a un panino».
D. Quale positività le hanno trasmesso questi oltre cinquantasette anni di musica?
R. «Una grande gioia e una grande felicità. Se poi calcolo gli anni in cui mi esibivo nelle varie balere e nei locali dell’Emilia Romagna, (da quando avevo sedici anni fino ai diciotto ho cantato nella già citata orchestra “I Cadetti di Scaglioni”) gli anni di attività diventano sessanta. Innanzitutto mi hanno dato la possibilità di sentire quanto il pubblico ancora oggi mi sia vicino. Io cerco sempre di dare il meglio di me stesso come ho fatto domenica 1° febbraio quando ho partecipato a “Domenica in” su Rai 1 da Mara Venier, riuscendo a far cantare tutto il pubblico che era in studio compresa Mara stessa. Ogni volta spero di poter trasmettere alla gente che assiste ai miei spettacoli la mia positività e gioia di vivere. Quindi se ancora io mi diverto a fare seriamente il lavoro, spero che si possa divertire anche la gente che mi viene a vedere».
D. Quali sono gli aspetti più belli della sua esperienza televisiva?
R. «Ho fatto davvero tanti programmi. Ricordo “I fatti vostri” con Michele Guardì; “L’Italia sul Due” con Milo Infante, Lorena Bianchetti e Monica Leoffredi su Rai 2. Tante edizioni di “Domenica in”, nove edizioni di Telethon, “I soliti ignoti”,“I Raccomandati”, “La prova del cuoco”, “Ciak… si canta!”,“I migliori anni” con il mio amico Carlo Conti, varie edizioni de “L’anno che verrà”. Tutte su Rai 1. Mi piace ricordare anche il “Festivalbar” e “Una rotonda sul mare” con Red Ronnie su Canale 5. Del mio palmarès televisivo ne vado veramente orgoglioso. Inoltre, nel 1990, al Teatro Goldoni di Venezia ho ricevuto il “Premio alla carriera” con il “Leone D’oro”, senza mai dare risalto a queste cose… ».
D. La sua notorietà è stata amplificata anche dal suo fattivo impegno nel sociale. In questo ambito, qual è il settore che le ha consegnato maggiori soddisfazioni?
R. «La Nazionale Italiana Cantanti è stata una cosa di notevole spessore. Quando iniziammo nel 1975 e giocammo a Milano la primissima partita davanti a quindicimila persone, la squadra non si chiamava così. Ricordo che Mogol chiamò Lucio Battisti, Fausto Leali, Il Guardiano del faro (Federico Monti Arduini), Claudio Baglioni, Don Backy, che realizzò per noi il goal del pareggio, e Gianni Morandi, il quale chiamò me se fossi stato disponibile a giocare. Poi la Nazionale Italiana Cantanti ha preso corpo e siamo riusciti fino ad oggi a devolvere in solidarietà una cifra che si avvicina circa ai centotrenta milioni di euro contribuendo a sostenere tante associazioni che fino a quel momento erano sconosciute. E, grazie alla nostra Nazionale, e alle nostre partite hanno avuto visibilità. Sono orgoglioso di aver disputato nel ruolo di portiere ben 455 partite, tuttora record imbattuto. Grazie al mio impegno nel sociale sono testimonial della Fa.ne.p., (Famiglie Neurologia Pediatrica di Bologna), impegnata a favore del sostegno dei bambini e dei ragazzi e che oggi si occupa anche di anoressia e bulimia. Inoltre sostengo l’Istituto Ramazzini, sempre di Bologna, che si dedica alla ricerca e alla lotta contro i tumori solidi e alle malattie ambientali, promuovendo e partecipando in prima persona ai loro spettacoli».
D. Il suo impegno a favore della solidarietà è veramente esemplare…
R. «Credo che ci sia gente più importante di me e che realizza anche cose più importanti… Io cerco di dare il mio contributo perché si possa parlare e mettere in evidenza certe iniziative. Insomma cerco di far capire ai giovani quanto sia importante mettersi a disposizione delle persone meno fortunate di noi. Non sono un uomo che prende a calci i fiori su un palco… né imito un atto sessuale in una platea gremita… oppure litigare con un collega in una manifestazione importante come il Festival di Sanremo. Cerco di essere una persona che si esprime suggerendo che si può stare bene nella vita anche senza fare delle trasgressioni».
D. Come vive questi “tre venticinquenni” d’età?
R. «Molto bene. Ho intrapreso una collaborazione con il cantautore Danilo Amerio, che più volte ha partecipato anche lui al Festival di Sanremo sia come interprete, sia come autore e produttore di Giorgio Faletti, di Anna Oxa, di Umberto Tozzi e di altri. Tra l’altro, quest’anno, abbiamo presentato una canzone dedicata alle Forze dell’Ordine e alle loro famiglie. E’ un brano molto delicato e dolce dal titolo “Papà dove sei”. La canzone, tratta da una storia vera, e richiama un evento in cui una famiglia ha un congiunto che lavora nelle Forze dell’Ordine. La protagonista è una bambina che non vedendo tornare la sera a casa il suo papà, si pone tante domande e molti interrogativi per tutta la notte… e a un certo punto si addormenta. La mattina dopo al suo risveglio non vedendolo ancora decide di andare dal comandante per chiedergli dove fosse il suo papà: “Comandante oggi papà non è a casa, ma se lo chiama lei forse le risponde. Dovevamo andare al parco e a fare la spesa, ma nessuno vuole dire dove si nasconde”. Qui si capisce subito che il papà non c’è più. Il comandante stesso non ha parole e trova difficoltà nella risposta e dice: “Quelle sue parole sono lame, il suo ciao mi pesa più di ogni medaglia, quando il mondo non ricorderà il suo nome io lo ripeterò ogni giorno passando quella soglia”. Parole assai pesanti che purtroppo ancora ai giorni nostri sono un’amara e cruda verità…».








































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