FIDUCIA. Parola dell’anno 2025 per la sua attualità e rilevanza sociale

L’Enciclopedia Italiana Treccani ha scelto la parola dell’anno 2025 per la sua attualità e rilevanza sociale: è “fiducia”. Questa scelta è stata motivata dallo stesso Istituto perché in un anno segnato dalla continuazione delle guerre in corso e da gravi incertezze geopolitiche e sociali presenti in tutto il mondo, la fiducia appare come un bisogno diffuso. Non è quindi un sentimento in atto, ma è più un desiderio, un’aspettativa condivisa, e già questo basterebbe a farci riflettere: la fiducia nel futuro risponde a uno stato d’animo che, relativamente al presente, appare segnato piuttosto da angoscia e preoccupazione.

Nel Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere, scritto da Giacomo Leopardi e pubblicato nel 1827 nelle Operette morali, un passante disilluso e ferito dalla vita si rivolge provocatoriamente a un ambulante che vende calendari, smontando con ferrea logica, una dopo l’altra, le sue promesse di felicità futura. L’anno che verrà non sarà più lieto di quello appena finito, e il Caso non inizierà a trattare bene tutti regalando benessere e soddisfazioni; e nessuno, nemmeno il venditore, vorrebbe rivivere il passato, che ha portato, sicuramente, anche tante sofferenze. Il passeggere alla fine compra un almanacco al pover’uomo per trenta soldi; e così facciamo noi, tra programmi e buoni propositi, affidandoci alla speranza che il futuro sia più roseo del presente e scacciando dalla mente la logica leopardiana, che ci disturba sempre proprio perché è veritiera: infatti sul portale Treccani la parola “fiducia” è risultata essere una delle più cercate dai giovani, e ciò riflette un interesse reale, sia nel dibattito pubblico che nella dimensione privata.

Il Latino, come spesso accade, fornisce elementi di riflessione interessanti; fides significava “lealtà”, ma anche “impegno”, l’atteggiamento di chi si affida totalmente a qualcuno o a qualcosa con la convinzione che agirà per il nostro bene; solo successivamente alla diffusione del Cristianesimo la fede si caricò di valenze religiose, e iniziò a configurarsi come “credenza”, perdendo quel significato di “salto nel vuoto” che invece aveva per i Romani, e che, mi pare, sia tornato ad essere significativo.

Mai come oggi il futuro mi pare un luogo in cui saltare ad occhi chiusi, confidando nel fatto che l’impatto non sarà tanto violento: nel lavoro sempre più malpagato o precario, nelle relazioni interpersonali sempre più fragili, nelle vicende di attualità e cronaca che disegnano scenari sempre più cupi. Ci vuole fiducia nel futuro, e ce ne vuole molta anche in noi stessi; ma va costruita piano piano, anche attraverso gli insuccessi.

Chi fa il mio lavoro dovrebbe saperlo bene bene: gli errori non definiscono le persone, ma segnano un passaggio, danno un segnale, o dovrebbero darlo, soprattutto a chi li commette, uno stimolo a non commetterli più, e a migliorarsi con lentezza, altra parola che andrebbe recuperata in un mondo sempre più frenetico. Solo così la fiducia in se stessi acquista fondamenta solide, e sopravvive anche nelle giornate in cui tutto sembra andare per il verso storto. Di giornate così, negli ultimi anni, mi pare ce ne siano state in abbondanza; chissà che le parole del viandante di Leopardi, che la vita felice è quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura, una volta tanto, non suonino amaramente ironiche come invece, purtroppo, erano nelle intenzioni del suo autore.