Nel 2003 l’allora consigliera della sicurezza nazionale degli USA Condoleezza Rice ebbe a dichiarare espressamente una frase che per i più rimase forse anche incomprensibile ma che nel futuro si rivelò estremamente importante. Disse: “Si dà valore alla libertà; non si vuole porle dei limiti. Dobbiamo però avere il dominio!”
Questa espressione contiene due concetti di fondo: il primo è che la libertà non è valida di per sé ed anzi è potenzialmente pericolosa; secondo: la libertà alla fine confligge con l’esigenza del dominio (degli USA).
Quindi qualsiasi elemento concreto di libertà costituisce “una generosa concessione” di chi possiede il potere vero. Devo ammettere che questi presupposti mi hanno abbastanza sconcertato soprattutto se posti in relazione con le vicende dei giorni attuali che viviamo.
La Rice non fece altro che anticipare di un ventennio alcune tendenze profonde del nostro tempo attuale sciagurato.
Quelle due frasi mi hanno richiamato alla mente il filosofo inglese Thomas Hobbes famoso anche per la celebre concetto di “homo homini lupus est”. Il filosofo inglese sostenne che la competizione è di tutti contro tutti e che si svolge senza regole. Quindi il pericolo per ognuno è costante e nessuno può fidarsi dell’altro.
Gli uomini quindi naturalmente sono “soli, poveri, sporchi, brutali ed infine la durata della vita è alquanto breve”. Gli uomini quindi si affidano al Leviatano (lo Stato costituito) al quale cedono una parte della loro libertà per il conseguimento di una pace sociale.
In altri termini quindi è lo Stato che decide sul grado di libertà dei cittadini e lo gradua e lo regola secondo le circostanze e le superiori esigenze dei detentori del potere.
Possiamo quindi ora valutare le differenze abissali con il concetto della libertà intesa anche secondo la filosofia liberale.
In essa la libertà, anche se intesa soltanto in senso formale, non può essere “graduata” a piacimento dei poteri né può essere compressa. La libertà nella dottrina liberale è tale perché legata all’espressione incondizionata del pensiero e all’azione connessa ad una volontà che non degradi e trasgredisca nel campo penale.
In questa fase storica dobbiamo convenire che siccome la libertà era una gentile concessione ne è stata ridotta la dimensione. Le esigenze del dominio governano i limiti dei diritti fondamentali dei cittadini attraverso l’iscrizione nei registri di proscrizione; la negazione del confronto fra le idee sostituito dalle critiche che producono “etichettature” non suffragate da fatti e condizioni di verità; dal congelamento di beni e di denaro dei soggetti colpevoli di sostenere tesi non gradite; l’applicazione di standard diversi di giudizio in condizioni simili.
Quando la libertà è funzionale al dominio la conseguenza inevitabile è quella dell’espressione vera del potere bruto. Tuttavia il potere bruto e la faccia cattiva possono impaurire e negare la libertà vera ma producono in tempi più o meno stretti un rigetto ed una ripulsa insopprimibili. La conquista di nuovi assetti è così fatale.








































