Saturimetro e Covid-19. Come funziona, i valori normali e perchè è importante averlo a casa

Il pulsossimetro detto anche saturimetro è uno strumento portatile utilizzato per monitorare la quantità di ossigeno arterioso presente nel sangue circolante di una persona.

Nelle ultime settimane il saturimetro è balzato alla ribalta della cronaca perché si è rivelato prezioso nei confronti dei soggetti Covid-19 sotto osservazione. Attraverso il test (ossimetria) si riesce infatti a sospettare una complicanza severa, vale a dire che qualora si dovesse verificare un calo di concentrazione di ossigeno nel torrente circolatorio sarebbe il segnale inequivocabile che un malato sta covando una polmonite interstiziale, quindi segno che il soggetto monitorato si sta aggravando al punto tale da rendersi necessario un trasporto in ambulanza con accesso al pronto soccorso o alla terapia intensiva.

In condizioni normali, la saturazione dell’emoglobina arteriosa si avvicina al 100 per cento. In presenza di malattie respiratorie o situazioni critiche conseguenti a traumi, questo valore tende a calare. I valori ottimali dell’emoglobina satura di ossigeno si aggirano intorno al 97-98%. Quando i valori scendono al 90% si parla di ipossiemia (ridotta quantità di ossigeno nel sangue). La situazione diventa critica, o disperata, quando la percentuale va sotto l’80%.

Quando si applica al dito misura la percentuale di ossigeno attraverso il sangue che scorre sotto l’unghia. In questi casi, i valori normali di saturazione di ossigeno sono, nei soggetti sani, costantemente superiori al 96%. In pazienti giovani con valori di emoglobina normali (non anemici), privi di altre patologie respiratorie e cardiovascolari, il riscontro improvviso di valori inferiori al 95% deve, quindi, destare sospetto imponendo l’immediata segnalazione del dato rilevato al proprio medico o al 118.