Devo proprio confessarmi: molto spesso quando ascolto i telegiornali o leggo notizie su vari siti di informazione mi trovo in una condizione di sbalordimento. A volte sinceramente avverto l’impulso di stropicciarmi gli occhi. Oramai sembra che sia stato perso il senso dell’orrore della guerra. Vorrei forse un poco stupidamente ripetere “della guerra”. Io penso che questa parola per decenni e particolarmente dalla fine della seconda guerra mondiale abbia rappresentato un senso di ripulsa assoluta.
Forse perché una vasta parte del popolo conosceva bene le tragedie e gli strazi personali e collettivi della guerra. Li aveva dovuti vivere e quindi ne avvertiva la drammaticità. Guerra ovvero la negazione dell’uomo. Guerra ovvero la disumanizzazione del nemico. Guerra ovvero il bisogno profondo di considerare la lotta armata come un tabù. Per decenni vivemmo nella così detta guerra fredda ma paradossalmente quel conflitto latente che ogni tanto emergeva come un fiume carsico costituì la migliore deterrenza contro il terrore delle armi.
Oggi tutto questo argine sembra sia stato demolito. Leggo che in Germania sono in corso di costruzione grandi ospedali per la cura dei feriti gravi provenienti da un non meglio precisato fronte. In Olanda la popolazione viene addestrata ad una resistenza alle conseguenze delle armi atomiche. Un ministro francese ha piuttosto recentemente dichiarato che i giovani del suo Paese debbono riscoprire il senso della guerra e devono prepararsi forse anche alla morte in battaglia. In altri Paesi europei le popolazioni vengono invitate a fare scorte di prodotti alimentari in scatolette. L’odio sta emergendo e straripando in condizioni davvero drammatiche.
La maggioranza assolutamente prevalente dei cittadini italiani non vuole la guerra e resiste su una posizione di scongiuramento di conflitti armati. Non è la conseguenza di un carattere “vigliacco” del nostro popolo ma la convinzione della necessità del rispetto dell’art. 11 della Costituzione.
Non solo ma veramente i più sono assolutamente convinti che i russi non hanno alcuna voglia di “far abbeverare i cavalli dei cosacchi nelle fontane vaticane”. Cioè e in altri termini come si può spiegare questa russofobia priva di presupposti razionali e geopolitici? Gli analisti di primo livello internazionale ritengono che le elite europee siano state colte da un impulso di pazzia e che si stiano suicidando.
Tutti i dati economici sono concordi: l’economia del continente europeo è in caduta libera. La Germania sta precipitando a picco ed è in recessione. L’Italia gode di un piccolo incremento economico che tuttavia deriva in massima parte dal contributo di incremento del pil conseguente agli investimenti del pnrr. Ma questo è uno strumento del tutto eccezionale e non ripetibile. Quindi alla fine si tratta di un apporto una tantum e non ripetibile. Dopo ci sarà la recessione poiché la nostra economia del nord è fortissimamente coesa con quella della Germania. Se crolla la seconda di conseguenza allora crolla la prima. Ma queste considerazioni sono proprio “terra – terra” per usare una espressione molto efficace.
Ma allora perché questi governi insistono su questa prospettiva?
C’è una solo risposta: “Sono elite completamente succubi a quelle globaliste americane.” Il col. Wilkerson che fu capo di gabinetto di Powell nella presidenza Bush ha dichiarato ultimamente che nell’ufficio di Powell c’era appesa una lavagna e che lì erano scritti i nominativi dei politici europei in una sorta di classifica dei “buoni e dei cattivi”. Naturalmente venivano promossi quelli più inclini e disposti alla volontà degli Usa. Così fin dagli inizi del secolo le classi politiche europee sono state “colonizzate “ dalla dirigenza americana.
Quando la Russia nel febbraio 2022 invase l’Ucraina Biden convinse la classe politica europea che la Russia sarebbe caduta in poco tempo. Naturalmente dopo la vittoria enormi ricchezze sarebbero piovute sui piatti dell’Europa. Ricordate? “La Russia crollerà in tre mesi in corrispondenza del pagamento delle rate di mutui internazionali”; “i russi combattono con i badili”; “i russi sono impegnati a togliere i microcips dalle lavatrici”;
Ora che appare chiara la vittoria della Russia (e non poteva che essere così) questi soggetti che non godono di un minimo consenso popolare non possono tornare indietro. Perderebbero infatti ogni e qualsiasi autorevolezza e dovrebbero dimettersi. Si sono quindi intestati una linea bellicista che i popoli europei non vogliono.
E perché dovrebbero sostenerla?
Non c’è nessuna motivazione seria.
La guerra sarebbe la disfatta definitiva ed irreversibile dell’Europa.
Noi abbiamo tutto l’interesse a trovare una pace vera con la Russia.
Non possiamo dimenticare che la Russia storicamente ha sempre avuto una duplice vocazione: verso l’Asia e verso l’Europa. Gli stati europei dovrebbero indurre la Russia ad integrarsi nel continente europeo perché questa possibile integrazione consentirebbe di costruire una potenza enorme con una dotazione di strutture produttive e di risorse naturali enormi.
Dunque quella di ora è una politica diametralmente contraria agli interessi veri europei.
Ma una piccola domanda: “Ma perché gli americani tendevano a disaccoppiare l’Europa dalla Russia?”
A voi lettori la risposta che mi appare davvero scontata.







































