La credibilità della politica di Riccardo Bruzzani*

Ci sono giovani politici sostenitori della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini che non si recano più alle urne. Hanno compreso la profonda crisi di legittimità della politica e la difficoltà ad esercitare la rappresentanza. Cresce la sfiducia tra i ceti poveri, gli operai, il ceto medio. Tra pochi mesi si andrà a votare per il nuovo Parlamento che dovrà eleggere il Presidente della Repubblica. La posta in gioco è la difesa e l’attuazione della Costituzione.

In questi anni si è affermato il “leaderismo” che ha fatto crescere la distanza tra la politica e l’elettorato. Si è affermata la convinzione che le Istituzioni regionali e comunali possano surrogare il ruolo delle forze politiche. Il Parlamento nominato dai vertici dei partiti attualmente è fuori gioco. Si ricorre da molto tempo alla decretazione d’urgenza e al voto sulla fiducia al Governo. E’ assente il confronto sostituito spesso dallo spettacolo di decadente contrapposizione. Le leadership sono divenute sostitutive del ruolo dei partiti e del Parlamento.

La Repubblica parlamentare sancita dalla Costituzione è di fatto snaturata. La domanda è: il leaderismo ha i mezzi per risolvere i problemi strutturali antichi e quelli nuovi derivanti dai veloci cambiamenti apportati dalla tecnica? Sicuramente vengono meno i rapporti reali con la società e la selezione delle classi dirigenti che dovrebbe essere compito primario dei partiti. Le conseguenze sono il venire meno del rigore nel trattare gli argomenti e la crescita del populismo. Ma il vero tema è l’impossibilità di ridurre le enormi disuguaglianze sociali, il pericolo dell’assenza di umanesimo nella evoluzione dell’A.I., il perdurare delle guerre anziché l’impegno per la costruzione della pace.

Pieni poteri al leader, esercizio incontrollato della volontà di potenza, disprezzo delle minoranze è il piano inclinato che si potrà percorrere. La Costituzione non sarà più il riferimento per tutti. Chiamare dunque alla partecipazione è necessario e al tempo stesso rappresenta un obiettivo difficile e inesplorato nel tempo attuale. Chi non vota, chi è sfiduciato non si fa attrarre dalla proposta “vieni a dire la tua opinione”.

L’agenda politica è dettata giorno per giorno dalle emergenze che balzano agli onori della cronaca, dai sondaggi e dai temi ideologici. Molte persone non credono più nella politica perché ritengono che non risolva i loro problemi. Votano le tifoserie. La riflessione della politica deve partire dalle cause sociali, radicate e stratificate, dalle nuove paure e insicurezze che hanno portato alla rassegnazione e alla rabbia presenti in tanta parte dei cittadini. Sono scomparsi i valori e non esiste un dibattito culturale su questioni centrali.

E’ cambiato il paradigma della realtà mondiale. Il multilateralismo è sconfitto dalla rivoluzione tecnologica i cui padroni sono U.S.A. e Cina. L’Europa divisa è assente. Gli organismi internazionali di garanzia ad iniziare dall’ONU sono svuotati e privi di autorità. Si pensa di salvaguardare l’identità con il nazionalismo che porta alla guerre e ai regimi autoritari dove gli esseri umani non sono uguali. Si abbandona il valore della Patria e si perde l’importanza dell’identità e della coesione degli italiani. La Costituzione della Repubblica afferma la dignità e la centralità umana, il ripudio della guerra e l’azione per la pace, il dovere di onestà della politica fondamentale per la credibilità dello Stato, il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione per tutti, all’impegno per dare un futuro ai giovani, al lavoro con salari dignitosi.

C’è molto da fare, compreso quello nei confronti di una Europa coraggiosa e attiva, indispensabile perché non possiamo più essere a rimorchio degli U.S.A. In definitiva costruire una società giusta che poi è il modo per la politica di conquistare credibilità. Occorrono programmi concreti e precisi sulle cose da fare e forze politiche rinnovate, aperte alla società e ai giovani in grado di proporre e agire con competenza.
*ex deputato