Mazzola: quando il talento si sposa con l’umiltà. Intervista di Carlo Pellegrini

Sandro Mazzola si è spento. La bandiera dell’Inter degli anni ’60 e ’70 è deceduta venerdì 19 settembre 2026. Era nato l’8 novembre 1942 ed era figlio di Valentino Mazzola, giocatore leggendario del Torino.
Su Sandro Mazzola si potrebbe scrivere molto e molto si potrebbe parlare. Indossò ininterrottamente la maglia nerazzurra per sedici anni consecutivi (1961-1977) e per undici anni quella della Nazionale italiana (1963-1974), conseguendo notorietà e successi nel nostro Paese e a livello internazionale.
Appese le scarpe al chiodo, continuò a parlare di sé, sia nelle vesti di dirigente calcistico dell’ Inter e del Genoa, sia attraverso apposite trasmissioni sportive e quale autore di interessanti libri.
Il nostro giornale rende il doveroso omaggio a questo grande talento del calcio italiano con un’intervista straordinaria al noto Nevio Scala, ex calciatore, tra l’altro, di Milan, Roma, Fiorentina e Inter e soprattutto allenatore vincente di Parma, di Borussia Dortmund e di Šachtar Donec’k.

D. Scala, quali erano le caratteristiche tecniche che distinguevano Mazzola?
R. «Sandro era un campione completo. Aveva tecnica, velocità e potenza, quindi era un calciatore straordinario».

D. Con quali parole definisce la sua personalità di calciatore e di cittadino?
R. «Era una grandissima persona, che ha dimostrato a noi, un pò più giovani di lui, di essere un “papà” buono e una persona che godeva dei successi degli altri».

D. A suo avviso, quale contributo umano ha fornito al calcio dei suoi anni e a quello degli anni successivi?
R. «Ha contribuito in maniera totale, nel senso che ha dedicato all’Inter e alla Nazionale italiana una grande parte della sua vita. Non si è mai tirato indietro. Perciò, credo che i giovani che lo hanno seguito abbiano imparato da Sandro tantissime cose. Infatti ai suoi funerali a Milano, la città si è fermata per dare un contributo importante alla sua figura».

D. Scala, quale contributo le ha dato Mazzola utile anche a conquistare i suoi grandi trofei?
R. «L’umiltà e la semplicità, perchè Sandro era una persona semplice, umile, concreta e non “vendeva fumo”, nel senso che faceva le cose che gli piacevano. Inoltre era un uomo disposto al dialogo. Il dialogo, per me, è una delle cose fondamentali che mancano nel mondo di oggi».

D. Cosa ricorda della sua carriera trascorsa nell’Inter insieme a Mazzola?
R. «Mi ricordo tutto quello che ho vissuto in quel periodo: gli allenamenti con l’allenatore Helenio Herrera, le partite, le chiacchierate, le cene, l’amicizia che ci legava. Sandro era uno di noi e non aveva la puzza sotto il naso. Era un uomo semplice e di grande cultura che ha lasciato un segno importante a chi lo ha seguito, ai tifosi nerazzurri e ai tifosi italiani. Era anche un uomo allegro e che viveva nel mondo del calcio, ma non solo per questo sport; ha vissuto intensamente la famiglia, le sue attività e i suoi interessi. Il calcio era sicuramente la sua attività principale, però lui si proiettava anche in altre realtà, quali lo spettacolo, il cinema, le letture… Sandro era veramente una persona completa che io ho ammirato moltissimo».

D. Quali giocatori di questi ultimi anni potrebbero assomigliare tecnicamente a Sandro Mazzola?
R. «Sandro aveva delle caratteristiche un po’ particolari. Era un giocatore unico per quel tempo. Adesso il calcio è cambiato e le preparazioni sono cambiate, per cui non è facile paragonare Sandro Mazzola ad un altro calciatore di oggi. Lui faceva della velocità, della tecnica e dell’intelligenza le sue doti migliori».

D. A suo avviso, quale ricordo lascia Mazzola al mondo di oggi?
R. «Lascia un ricordo incredibile, di una bellezza unica. Un ricordo che i tifosi dell’Inter non dimenticheranno mai. E la testimonianza più bella penso sia la sua disponibilità e la sua allegria».