Giancarlo Antognoni: una stella che non tramonta mai. Intervista di Carlo Pellegrini

La Fiorentina celebra i suoi cento anni di vita. La sua bandiera storica, Giancarlo Antognoni con il giornalista Luca Calamai, ha contribuito concretamente a questo evento importante.
Infatti ha dato alle stampe il libro “Una vita da dieci. La mia storia tra la Viola e l’Azzurro”.
Quest’opera di 176 pagine, edita con i tipi della Piemme del gruppo Mondadori, è stata presentata venerdì pomeriggio18 settembre scorso a Montecatini Terme nello stabilimento termale Tettuccio.

D. Giancarlo, nel corso degli anni sono numerose le pubblicazioni che ti hanno dedicato. Che cosa presenta in particolar modo questo libro?
R. «Il libro è stato concepito per la celebrazione del centenario della fondazione della Fiorentina. La Mondadori mi ha chiesto di scrivere un ricordo per questa ricorrenza e ho deciso di realizzarlo insieme a Luca Calamai, il quale, già come giornalista, mi conosce. Abbiamo trascorso insieme tanti anni e quindi è stato più facile poterlo realizzare insieme. Poi è chiaro che ricordare tutti gli anni trascorsi nella Fiorentina è per me sempre piacevole».

D. Puoi riassumere sommariamente i contenuti di questo lavoro?
R. «Il riassunto del libro è praticamente questo: c’è quasi tutta la mia storia dall’inizio alla fine. Ho raccontato le mie vicende da quando ho iniziato la carriera di calciatore negli anni giovanili a Perugia, a quando sono passato al Torino e successivamente ad Asti giocando nell’Asti MaCoBi, fino all’approdo a Firenze, nella Fiorentina, società nella quale ho proseguito come dirigente. Inoltre ho ricordato la famiglia, gli infortuni che ho avuto, insomma un insieme di cose che mi sembrava giusto ricordare».

D. Quale messaggio umano e sportivo vuole offrire questa tua biografia?
R. «Chiaramente il messaggio di fedeltà a una squadra, a una città e a una tifoseria. Il messaggio umano è questo. Oggi forse non sarebbe possibile restare fedeli come ho fatto io, perché il calcio è cambiato, così come è mutato anche il modo di vivere. Sono cambiate tante cose».

D. Hai gestito in tutta la tua carriera calcistica il ruolo del regista, quello più importante in una squadra. Infatti il numero 10 promuove il collettivo. Se tu avessi potuto in quale altro ruolo avresti voluto rivestire?
R. «La maglia numero 10 era la mia! Il titolo del libro, “Una vita da 10” si riferisce non solo al livello calcistico, ma anche a quello umano, personale. Ho sempre vissuto infatti una vita importante, frequentando gente importante, di qualsiasi genere, dal tifoso, all’imprenditore, al mecenate. Nel libro si trova perciò un insieme di vicende della mia vita e quindi questo titolo credo che sia centrato rispetto alla narrazione contenuta».

D. Il celebre Sandro Ciotti affermava: «Giancarlo Antognoni dimostra di avere grandi qualità. Gioca guardando le stelle». Al di là di ogni e qualsiasi moto di presunzione, puoi concordare con questa valutazione di pregio?
R. «Era una mia caratteristica, testa alta e guardare raramente in terra. Quindi credo che Ciotti avesse interpretato correttamente le mie caratteristiche di giocatore, tecnicamente bravo e poi con una visione di gioco che contribuiva a migliorare le mie qualità».

D. Nella tua vita calcistica non sono mancati i momenti non facili…
R. «Momenti difficili durante una carriera così lunga ci sono stati. Penso agli incidenti calcistici e ad altre cose che sicuramente hanno influito anche sulla mia persona; penso alla lontananza da casa già all’età di 15 anni, il ritorno a 18 anni a Firenze, città più vicina alla mia casa, alla nostalgia dei genitori… Comunque sono stati più i momenti facili che quelli difficili. Gli infortuni sicuramente hanno inciso notevolmente sulla mia carriera, però anche quelli a volte servono per migliorare anche a livello mentale. Diciamo che ho avuto una vita un po’ movimentata, però sempre con la famiglia che mi è stata vicina, soprattutto mia moglie Rita, i miei figli e, chiaramente, il pubblico fiorentino, con cui ho sempre condiviso momenti belli».

D. Quale significato assume questo libro nel centenario di fondazione della Fiorentina?
R. «Il centenario della fondazione della Fiorentina è un evento importante per la squadra e per la città di Firenze. La Fiorentina, pur non avendo vinto tantissimo, ha sempre avuto compagini competitive. Ha vinto lo scudetto negli anni ’50 e negli anni ’60; poi purtroppo non è più riuscita a vincerlo, però è andata vicina alla vittoria in altre occasioni. Firenze è molto legata alla squadra, alla quale i tifosi, la gente, le istituzioni guardano sempre con favore; di conseguenza tutti i presidenti, chi più e chi meno, hanno cercato di mettere in campo sempre una squadra competitiva. Il libro comunica questa coralità di intenti che agisce nella nostra città».

D. A distanza di tanti anni rimpiangi il mancato trasferimento alle grandi squadre titolate?
R. «Ho avuto due occasioni, nel 1978 con la Juventus e nel 1980 con la Roma. Però alla fine ha prevalso il cuore, la voglia di non tradire questa città e questa squadra. Sono rimasto fortunatamente sempre a Firenze e non ho rimpianti. E oggi, a distanza di tanti anni da quando ho smesso di giocare, raccolgo i benefici di questa fedeltà».

Foto Wikipedia