L’INTERVISTA | Monsignor Amleto Spicciani. “La gente giudica la nostra imbecillità”

Da Monsignor Amleto Spicciani, canonico arcidiacono del Capitolo della Cattedrale di Pescia, riceviamo e pubblichiamo.

Ho guardato con peccaminosa curiosità l’intervista al nuovo vescovo di Pistoia (in sordina anche di Pescia), trasmessa da TVL lo scorso 23 aprile.

Me lo immaginavo diverso, e invece il vescovo mi ha sorpreso favorevolmente. E’ stata un’intervista estremamente modesta, quasi si trattasse del nuovo dirigente della squadra di calcio, anche “divertente”, come l’aveva presentata l’annunciatore.

Eppure, il vescovo è riuscito a farsi conoscere, già definendosi ignorante di finanza e di diritto, che è sempre stato il modo classico per riuscire a dominare la burocrazia, anche quella curiale. Si è presentato vestito in modo decente, con abito tutto di un colore, in modo inusuale, direi all’antica, a parte l’uso della camicia nera (ma d’altra parte lui non c’era quando nel luglio del 1943 me la tolsero).

Mi aspettavo l’intercalare ochei, che invece non ha mai detto: ha detto una sola volta cavolo, ma ochei mai. Geniale, a proposito del solito prevedibile «Dammi del tu, e chiamami Augusto», in paragone del titolo di eccellenza: mi chiamerete – così ho capito – come le situazioni e la convenienza lo suggerirà.

Su un punto poi mi ha particolarmente colpito, esprimendo bene una mia profonda convinzione, che mi viene dai miei quarant’anni passati nel mondo laico della scienza. In quel mondo cioè dove insieme con la fatica della conoscenza, in molti studiosi si accompagna la domanda di come mai oggi la Chiesa si vuole rendere ridicola. Non so dove il nuovo vescovo di Pistoia abbia con tanta chiarezza percepito – come ha detto – che la gente, che appare indifferente, osserva invece attentamente in modo critico gli atteggiamenti della Chiesa di oggi (specialmente quando partecipa in massa ai funerali e ai matrimoni) e giudica – dico io – la nostra imbecillità.