Il nome del cantautore Maurizio Vandelli, conosciuto anche con il soprannome “il Principe”, da decenni è presente in più generazioni di italiani e non. Infatti, la sua ultra sessantennale esperienza artistica risale al 1962 e tutt’oggi il suo nome costituisce un elemento importante della musica leggera italiana.
Sono numerose le canzoni che ha interpretato e non sono poche nemmeno quelle che ha composto per vari artisti.
Tra i suoi successi ricordiamo: “29 Settembre”, “Tutta mia la città”, “Nel Cuore Nell’Anima”, “Un angelo blu”, “Come passa il tempo”…
D. Vandelli, a grandi linee, cosa desidera sottolineare della sua carriera?
R. «Tutti i concerti che ho fatto, le cose belle ovviamente, si ricordano sempre quelle. Io sono uno che censura tutto quello che non mi è piaciuto nella vita, per cui ricordo praticamente tutto perché è stato tutto molto bello».
D. Vandelli, lei è stato un protagonista dell’Equipe 84 quale fondatore, solista, strumentista e autore di varie canzoni di questo celebre complesso musicale. Nel 1979 terminò questa bella esperienza e dopo iniziò un’altra fase; puoi dirci qualche cosa in merito?
R. «Nel 1970 l’Equipe 84 si sfaldò proprio completamente. Alfio Cantarella fu arrestato e condannato alla galera e Franco Ceccarelli andò in India. Insomma c’erano un po’ di casini… Quindi mi sono un po’ arrangiato. Agli inizi ho realizzato un album da solista “L’altra faccia di Maurizio Vandelli” in attesa di qualche cosa e poi onestamente mi sono chiamato Maurizio Vandelli e sono andato avanti con la Nuova Equipe 84 fino al 1979.
La cosa che non mi piace adesso è che c’è un gruppo che si fa chiamare Equipe 84 e che quando ha un concerto segnalano le foto mie; questo non mi piace molto insomma».
D. Come ricorda le canzoni che ha composto per altri suoi colleghi?
R. «Non mi ricordo nemmeno i titoli, sono quelle cose che in questo mestiere succedono, nel senso che, non essendo giunto primo in classifica con le canzoni che ho scritto per i miei colleghi, non mi ricordo nemmeno i titoli. Ho scritto per Mia Martini, Donatello, I Pooh, e per un sacco di gente… ma stavo pensando più all’Equipe 84 e a quello che dovevo fare io».
D. Tra le sue partecipazioni al Festival di Sanremo, 1966, 1971 e 1993, qual è stata quella più significativa?
R. «La più significativa è stata con “4 marzo 1943”, perché c’è stato questo nuovo rapporto tra noi della Nuova Equipe 84 e Lucio Dalla e con me soprattutto. Era una canzone che in teoria non aveva molte chance al Festival di Sanremo, almeno all’inizio, perché era stata censurata in una maniera demenziale proprio; per cui prima di salire sul palco la sera io e Lucio ci ritirammo in camerino e dicemmo: Come la cantiamo? Perché noi avevamo i dirigenti Rai addosso che ci dicevano: “Guardate che se la cantate non censurata la Rai ve la potete scordare”. E io e Lucio decidemmo di cantarla censurata. Le parole “E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino” furono censurate in: “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”. Insomma le censure rovinarono un po’ il testo».
D. Quali anni ritiene più importanti e indimenticabili della sua lunga carriera?
R. «Tutti. Tutta la mia carriera con l’Equipe 84 e con la Nuova Equipe 84; penso di aver fatto abbastanza».
D. A suo avviso, quale significato ha la parola successo?
R. «Il successo è una chiave per parte forte, soprattutto, non so, se hai bisogno di qualcosa, se hai successo l’ottieni molto prima, ingiustamente, di tante altre persone. E anche con le donne è la stessa cosa…».
D. Come ricorda il suo rapporto con Lucio Battisti? E del rapporto con Shel Shapiro?
R. «Con Lucio Battisti eravamo grandi amici. Era un rapporto divertentissimo. Eravamo insieme dalla mattina alla sera e per un certo periodo è vissuto a casa mia. Nel 2022 ho realizzato l’album “Emozioni garantite” proprio per recitare le canzoni con cui ho collaborato in qualche modo con Lucio, da suonare la chitarra, a fare i cori, a pensare agli arrangiamenti e ad altre tante cose.
Il rapporto con Shapiro è dovuto al tour “Love and Peace Tour” che abbiamo fatto insieme nel 2018 e nel 2019. Insomma ha un carattere un po’ abbastanza duro; fai conto che prima del tour avevo smesso di fumare e durante il tour ho ripreso… Immagina…».
D. Per quali ragioni è stato soprannominato “il Principe”?
R. «Questo soprannome è nato come una presa in giro, come quasi un’offesa, perché quando sono ritornato a Modena, dopo aver avuto successo, qualcuno diceva: “È tornato Vandelli a Modena, adesso non saluta più nessuno, perché ha la puzza sotto il naso, il Principe…”. È nato come una critica, ma non era assolutamente vero, perché mi sono sempre ricordato anche dei compagni delle scuole elementari e loro si ricordavano di me».
(Foto Pagina facebook Maurizio Vandelli)





































