CONOSCERE IL DOLORE E COME COMBATTERLO | Greta Mauri di Studio Fisioterapico Giusti

In ambulatorio è molto frequente ricevere persone che come primo sintomo citato riportano il  dolore, specialmente se cronico.

Le ultime ricerche ci hanno dimostrato che far conoscere anche ai pazienti alcuni semplici concetti fondamentali sul dolore, sia di aiuto nella riuscita terapeutica e nella capacità delle persone di elaborare il proprio sintomo. Addirittura, la conoscenza e l’educazione sono oggi giorno una forma riconosciuta di intervento terapeutico: si parla infatti di “Pain Neuroscience Education” e consiste proprio nella presa di coscienza dei processi neurofisiologici che sono alla base del dolore.

Un motivo per cui questa terapia funziona è legato proprio al fatto che più si conosce una cosa e meno questa ci spaventa e lo stesso vale per il dolore. Di conseguenza la conoscenza è in grado di apportare già da sola una diminuzione della sintomatologia, anche perché riesce a calmare il nostro Sistema Nervoso, cioè il “computer” che gestisce la nostra percezione del dolore.

Un sintomo che perdura arriva a creare frustrazione e senso di smarrimento. La conoscenza ci permette, invece, di sentirci più in controllo della situazione.

Non si tratta nè di magia né di rimedi miracolosi, ma la comprensione profonda del proprio dolore può davvero aiutare.

Innanzitutto è importante chiarire che il dolore è reale, a prescindere dalla causa, dalla durata o da quanto forte sia, non è “frutto della fantasia” e non va sminuito.

Ma cos’è il dolore? Secondo la scienza più recente, il dolore è, prima di tutto, un sofisticato sistema di allarme e protezione del nostro corpo. Fondamentalmente, è nato per difesa e per mantenere il nostro corpo al sicuro da cambiamenti che potrebbero essere potenzialmente pericolosi.

I “sensori” del dolore riescono infatti a percepire sia le fonti di danno che le POTENZIALI fonti di pericolo, che ancora non costituiscono il dolore.

È il cervello che poi elabora le informazioni di questi sensori, trasportate da molteplici e complessi circuiti. Nel processo di elaborazione le informazioni sono innumerevoli: il vissuto emotivo, le credenze e il valore attribuito a quel segnale, l’ambiente, le esperienze pregresse e l’attività svolta possono influenzare enormemente il processo di elaborazione delle informazioni trasmesse dai sensori.

A questo punto il cervello arriva a una conclusione: SE la minaccia è reale allora produce la sensazione di dolore, così che il corpo possa reagire e mettersi in protezione.

Dov’è che nasce il problema? Quando il sistema di allarme è troppo sensibile, per esempio in caso di dolore cronico, il cervello impara ad essere più protettivo e a volte esagera anche, generando dolore anche per segnali che in realtà non rappresentano un reale pericolo. È come avere l’allarme di casa che suona anche per lo svolazzio di un passerotto.

Quindi il dolore è un’esperienza puramente fisica? Per fortuna, NO.

Il dolore è sempre influenzato dal nostro vissuto, dalle nostre credenze e dal contesto in cui ci troviamo. Il sintomo non va spento e basta, il dolore va compreso in tutte le sue sfaccettature e questo per noi è un bel salvagente, perché significa che possiamo attaccarlo su più fronti, perché abbiamo più carte da giocarci per influenzarlo e non ci limiteremo solo a “riparare qualcosa”.

Se hai letto questo breve articolo, ti invito a fare una cosa: la prossima volta in cui proverai dolore non soffermarti a pensare a cosa potrebbe essersi rotto e pensa invece “Da cosa sta cercando di proteggermi il mio Sistema Nervoso?”.

Questa semplice domanda ti aiuterà a interpretare il sintomo come un segnale protettivo e ti consentirà di sentirti più in controllo della situazione.

Dott.ssa Greta Mauri,

Fisioterapista di Studio Fisioterapico Giusti