La notorietà di Danilo Amerio si impone al grande pubblico sin dal calar degli anni ’80.
Ancora oggi chiudendo gli occhi ci sembra rivederlo sul palco del teatro Ariston di Sanremo con la sua folta capigliatura, con la sua voce straordinariamente “grintosa” quanto “energica” e nella compagnia di Pippo Baudo.
Siamo grati a Danilo Amerio per averci regalato canzoni cariche di significato che invitano alla riflessione. Tra queste ricordiamo specialmente “Quelli come noi”, “Lato latino”,“Bisogno d’amore”…
La sua carriera ebbe inizio negli anni giovanili, precisamente durante l’adolescenza, e pone alla nostra attenzione una fitta sequenza di importanti produzioni artistiche, collaborazioni, esibizioni e, in particolar modo, composizioni musicali a favore di cantanti e cantautori. Insomma Danilo Amerio ha sempre continuato a far parlare di sé.
D. Come ha compreso che quello del cantautore sarebbe stato il suo lavoro?
R. «Guarda, più che il cantautore, il musicista in generale, perché, io fin da bambino – pensa, che a tre anni suonicchiavo già un pianino a giocattolo – avevo quello nella testa, ho sempre avuto quello. Quando mia madre se ne è accorta mi ha comprato un pianoforte. Mio padre mi comprò un organo. Praticamente sono stato nella musica continuamente. All’età di sei anni ho cominciato a fare piccoli concorsi come ragazzino cantante e poi a undici anni ho iniziato a frequentare il Conservatorio, perché volevo imparare bene uno strumento. Il pianoforte è diventato il mio strumento principale, anche se io strimpello altri strumenti come basso, batteria, chitarra… Quando sono uscito dal Conservatorio avevo l’idea molto più chiara su quello che avrei voluto fare; sicuramente il Conservatorio mi ha dato una lucidità musicale importante, ma la musica leggera mi ha appassionato di più e ho cominciato a scrivere canzoni. A quattordici anni ho cominciato a scrivere canzoni per Nicola Di Bari, per Morris Albert… Ho realizzato un po’ di cose fino a che sono arrivato a scrivere insieme a Giancarlo Bigazzi canzoni come “Gente di mare”, “Gli altri siamo noi”… fino a arrivare a “Donna con te” negli anni ’90».
D. La sua notorietà giunse appunto con la composizione della canzone “Donna con te” interpretata da Anna Oxa al Festival di Sanremo nel 1990. Però quella canzone era destinata ad un’altra cantante. Può parlarci di quella vicenda e del successo conseguito dalla canzone?
R. «Io inizialmente ero il produttore di Patty Pravo. Ricordo che avevo fatto sentire questo brano a Nicoletta e a un certo punto lei era impazzita per il brano, quindi abbiamo fatto subito il provino e siamo andati a fare l’iscrizione al Festival di Sanremo. Tutti aspettavano questo brano cantato da Patty Pravo. Il problema fu che a un certo punto noi non siamo andati più d’accordo sul testo, lei ha cominciato a dire che non gli andava più bene, soprattutto alcune frasi tipo “le tue mani su di me stanno già forzando la mia serratura…”, che le parevano volgari. Era tutta una scusa probabilmente per fare incidere il testo a qualcun altro… Io non accettai assolutamente di cambiare il testo e a quel punto siamo andati altrove, nonostante stessero già lavorando alle prove del Festival di Sanremo con la tonalità e la base di Patty Pravo. Abbiamo abbandonato la Sony e cercammo qualcun altro; quella che ci sembrava più adatta per questo brano immediatamente fu Anna Oxa. Siamo andati per capire se avrebbe accettato. Lei disse: “Io ho partecipato al Festival l’anno scorso e l’ho vinto…” – era l’89 quando aveva vinto con Fausto Reali – “ed è difficile che mi possa presentare nuovamente l’anno dopo, però fammi sentire il pezzo”. Appena ascoltato disse: “Lo voglio cantare perché è veramente molto bello”. A quel punto ha deciso di cantarlo anche al Festival di Sanremo, direttamente quell’anno stesso. In una settimana è stata fatta la base nuova per Anna Oxa e tutto è partito da lì. Poi siamo andati al Festival e siamo riusciti ad ottenere il quarto posto; potrebbe sembrare un risultato insoddisfacente, ma il milione e mezzo di dischi venduti dopo è una cosa molto bella. In quell’edizione sanremese me la cantarono anche i Kaoma, quindi anche all’estero funzionava parecchio».
D. Dei suoi tre Festival di Sanremo, 1993, 1994 e 1995, qual è stato di sua migliore soddisfazione?
R. «Guarda il Festival del 1994 sicuramente fu una grande soddisfazione perché proprio quell’anno avevo in produzione Giorgio Faletti con “Signor Tenente” e in un’altra produzione insieme a Giancarlo Bigazzi avevo quello che poi ha vinto, Aleandro Baldi con la canzone “Passerà”. Io sono arrivato terzo nella categoria “Giovani” e devo dire che quell’anno fu proprio fantastico perché primo Baldi, secondo Faletti e io terzo, insomma, ho piazzati tutti i miei brani. Infatti c’era Pippo Baudo che mi diceva: “Meno male che non hai portato anche un quarto pezzo se no dovevo darti anche il quarto posto…”».
D. Le sue tre esperienze sanremesi quali effetti hanno determinato sulla sua personalità artistica?
R. «Nessuno; perché io ho continuato a fare quello che so fare, senza pensare al Festival di Sanremo. Perchè il Festival di Sanremo è una conseguenza, è una promozione, è una grande promozione. Per cui quando uno scrive una canzone e riesce a promuoverla in un Festival così importante, è più sicuro di arrivare a tante persone. Solo quello fa la differenza tra fare un tipo di promozione e il Festival di Sanremo. Lì sei sicuro che arrivi a tante persone e quindi può funzionare maggiormente soprattutto se il pezzo è forte».
D. “Ho bisogno d’amore” è il titolo di un suo album e di una sua bella canzone. Qual è il significato di questa sua composizione?
R. «Il significato è nel testo, in quello che dice. Parla di una persona che viene lasciata, abbandonata dalla propria donna e dice: “Tu non hai capito assolutamente quello che ero io veramente, hai solo guardato probabilmente il lato estetico e non ti sei resa conto di quello che io sono dentro e forse hai più bisogno tu d’amore di me a questo punto”. Questo è il senso della canzone».
D. Parlare di Danilo Amerio significa quasi momentaneamente citare Giorgio Faletti, Umberto Tozzi, Mia Martini, Jovanotti, Marco Masini, perchè sono così rapidi?
R. «Sono stati rapidi perché sono stati raccontati in maniera rapida. Però io ho impiegato più di dodici anni per accumulare questo tipo di esperienza e produzione. Io ho lavorato con Giancarlo Bigazzi per dodici-tredici anni e con lui ho fatto queste produzioni, quindi ho avuto l’onore di lavorare insieme a personaggi importanti come Mia Martini e altri. Mia Martini è stata veramente per me una cosa forte, più di Anna Oxa e più di qualsiasi altro artista, perché come persona è stata la più importante non solo come cantante, ma proprio come persona perché era straordinaria».
D. Delle sue opere cosa le piace evidenziare?
R. «Carlo mi fai una domanda alla quale non ho mai pensato… Evidenziare sicuramente l’energia che c’è nello scrivere, la voglia che c’è nel farsi ascoltare, perché la mia musica è comunque una cosa sempre abbastanza intima e tutte le canzoni che ho scritto anche per gli altri, bene o male, le ho iniziate a scrivere per me. Poi ovviamente le adattavo al personaggio che dovevo raggiungere. Ad esempio, per quanto riguarda la canzone “Donna con te”, molte frasi della versione di Patty Pravo sono state cambiate per adeguarle ad Anna Oxa, perché la sua personalità aveva bisogno di un altro tipo di parole, un altro tipo di poesia, un modo diverso di comunicare. Quindi ho fatto sempre così».
D. Quali sono i suoi obiettivi per il prossimo futuro?
R. «Guarda, io sto continuando a scrivere e sto producendo ragazzi giovani, sto cercando di portare avanti comunque la mia musica anche se in maniera più moderna, più ovviamente vicina alle caratteristiche odierne. Per quanto mi riguarda direttamente, sono appena uscito – e tra poco ci sarà anche un video – con un brano che si intitola “Papà dove sei”. Parla di una bambina che a un certo punto torna a casa e non trova più il padre, che è un carabiniere o comunque un poliziotto, una persona che viene uccisa in servizio e non trova più tornando a casa; quindi si reca dal comandante con delle domande: “Ma il mio papà dov’ è?” Perché non riesce a capire il motivo per cui il suo papà non è tornato a casa. E questo brano, secondo me, è molto forte perché parla di quello che c’è dietro la vicenda; non come ho fatto con “Signor Tenente” di Giorgio Faletti, in cui parlava direttamente del personaggio che veniva a mancare. In questo brano si parla di chi rimane, si parla della bambina, si parla della famiglia. Questo non è hai mai stato raccontato in un brano di questo genere. L’ho già inciso insieme a Paolo Mengoli e uscirà il video con lui».
(Foto pagina Facebook Danilo Amerio)




































