Settembre 1944. La Liberazione si avvicina, anche a Pescia. Le truppe di occupazione tedesche in fuga diventano violente, fuori controllo. La ritirata dei soldati nazifascisti è costellata di fatti di sangue, rastrellamenti, rappresaglie, fucilazioni.
Fra le vittime vi sono anche “Miriam Cardini fu Otello, da Livorno, sfollata a S.Lorenzo, di anni 15” e “Stiavelli Iris fu Alvaro, da S.Lorenzo, di anni 21”. Le risultarono rapite in località San Lorenzo, seviziate e uccise, probabilmente il giorno 7 a Pietrabuona.
La loro è una storia che ha dell’incredibile. Quasi certamente, vennero assassinate per essersi rifiutate di subire la violenza sessuale di alcuni soldati privi di qualsiasi controllo gerarchico e di remore morali. Un eccidio diverso dagli altri verificatisi nel territorio pesciatino in quei giorni insanguinati. Si trattò di un gesto criminoso, non un atto di guerra o rappresaglia: il primo delitto di genere che la storia di Pescia ricordi.
Iris Stiavelli era la sorella maggiore di Lido, detto Lo Spagnolo, 19 anni, e della 15enne Loriana. Il padre era deceduto, la madre era gravemente malata, ricoverata in ospedale a Firenze, e sarebbe spirata prima del ritrovamento del corpo della figlia. Il carico della famiglia pesava interamente sulle sue spalle. Quel giorno, il 5 o il 7 di settembre, a seconda delle testimonianze, fu avvisata di non muoversi da dove stava lavorando, perché le temute esse-esse erano in azione. Iris, però, pensò al fratello diciannovenne, malato, e si avviò di corsa verso casa. Cadde così in mano tedesca, e assieme alla piccola Miriam fu portata nella cantina di una casa di via della Croce, a pochi passi dalla scuola dove aveva sede il comando delle truppe di occupazione.
Le due da allora non furono più viste vive. Sei mesi dopo, il 30 marzo 1945, i due corpi straziati e mutilati vennero finalmente rinvenuti. Un ritrovamento casuale: raccogliendo la legna, un abitante di Pietrabuona, Ferruccio Procissi, vide sbucare un braccio da sotto la catasta. Era il corpo di Miriam, uccisa, con la gola tagliata. In paese tutti sapevano che le due ragazze erano state sequestrate assieme. Trovata la più piccola si misero dunque alla ricerca della più grande. E ben presto la trovarono. Il corpo mutilato venne rivenuto nel pozzo nero dell’abitazione, dove quasi certamente era stata gettata mentre era ancora in vita.
Cutsodontis lo racconta in un alcune pagine di un libro, scritto a quattro mani con Cesare Bocci: “Pescia contro la Violenza dalla Liberazione ai giorni nostri” che sarà presentato venerdì 7 settembre alle ore 18 al Circolo Agorà di Pietrabuona.
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