L’ARCIDIACONO MONS. AMLETO SPICCIANI A NOME DELLA DIOCESI PORGE IL SALUTO DI COMMIATO AL VESCOVO FAUSTO TARDELLI
“Eccellenza reverendissima.
Dalle celebrazioni natalizie, passate nella malinconica certezza del distacco di Vostra Eccellenza, da quei giorni dunque risuona ancora nelle mie orecchie il “nunc dimittis” del vecchio Simeone, le cui parole mi pare che si adattino bene a questa circostanza di commiato, specialmente se pronunciate in omaggio al vescovo dimissionario da parte dell’arcidiacono, che è la voce del passato, la voce della storia, fatta sentire da uno che è anziano non solo di nome, come presbitero della Chiesa di Pescia, ma anche come età. Al pari di quella evangelica del vecchio Simeone, anche la mia voce, Eccellenza, vuole oggi esprimere un gioioso ringraziamento e un luminoso augurio.
Un grazie sincero e affettuoso per il Suo servizio episcopale in questa nostra piccola e modesta Chiesa. Grazie, per aver accettato, rimanendo vescovo di Pistoia, la successione a mons. Roberto Filippini, pur sapendo che molto probabilmente il Suo episcopato pesciatino sarebbe stato di breve durata. Poco tempo aveva per farsi conoscere e amare, però Lei ci è riuscito poiché ha riempito generosamente i giorni con una azione di governo sollecita, attenta e sapiente, e inoltre con una presenza liturgica edificante. Le Sue dimissioni tuttavia aprono un futuro incerto per la nostra diocesi.
Dispiacerebbe che Lei passasse alla storia come uno degli ultimi vescovi di Pescia, ma comunque non si potrebbe non ricordarLa per alcuni Suoi provvedimenti che hanno segnato, e volutamente affermato, l’autonoma identità della Valdinievole ecclesiastica. E questo è stato da Lei realizzato nella valorizzazione identitaria delle strutture diocesane, come – per fare solo alcuni esempi -, la riforma della Curia voluta con l’auspicato decreto per il vicario generale, la pianificazione delle parrocchie, la venerazione nei confronti del Capitolo. Rimane poi emblematico e confortante il Suo intervento per le nostre feste venticinquennali del Crocifisso della Maddalena e per le conclusioni del nostro commino sinodale, come perfezionamento di “Assemblea in cammino” realizzata dal Suo predecessore mons. Giovanni De Vivo.
E ora, un augurio di luce per il Suo futuro in seno alla Chiesa lucchese, alla quale – come Ella dice – ritorna felicemente. Ma non potrà dimenticare che non può più staccarsi da noi, il titolo episcopale che conserva Glielo ricorderà. Al di là delle disposizioni del diritto canonico di incardinamento diocesano, che le conferiranno il titolo di emerito di Pescia, Lei rimane legato a questa terra e a questa Chiesa per la comunione di fede che abbiamo sentito e per la fratellanza di amicizia che in questo breve tempo del Suo episcopato è pur nata.
Nell’intento di trovare una frase conclusiva che possa esprimere nei Suoi riguardi, Eccellenza, un caloroso augurio di sincerità e di affetto, mi sono venute in mente le parole del Signore: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni; ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo». Amen”.