Se pensiamo al burattino di legno a cui si allunga il naso per ogni bugia, tutto ci viene in mente tranne che la storia del Lorenzini possa essere vietata ai minori di 14 anni. Eppure il
«Pinocchio» di Antonio Latella, è dichiaratamente non adatto a bimbi e ragazzini piccoli.
Latella, considerato una delle figure di spicco del teatro italiano, è direttore del Festival di Teatro della Biennale di Venezia.
Nel “suo” Pinocchio “la prima bugia la dice Geppetto, quando ci fa credere che un pezzo di legno possa parlare”. Latella ha ambientato la storia dentro una falegnameria con i trucioli che piovono a neve, dove la fatina è una bimba morta, Mangiafuoco una sorta di diavolo e Pinocchio un ragazzo giovane ma non più bimbo, un po’ cyborg e un po’ robot, ipercinetico e credulone. Geppetto è assai lontano dalla consueta e rassicurante immagine. Nell’opera di Latella è ritratto come un egoista anaffettivo, che scolpisce il burattino per utilizzarlo come attrazione da strada e farci i soldi.
Il percorso di formazione di Pinocchio diventa così un viaggio inquietante, in un mondo adulto che sa fingere e truffare alla grande.







































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