Dario Gay ovvero un’ancora della musica italiana. Intervista di Carlo Pellegrini

Al fine di conoscere gli esordi musicali nel grande mondo artistico del cantautore Dario Gay occorre risalire ai primi anni ’80. Infatti nel 1982, poco più che ventenne, partecipò a  Il Talentiere noto anche come Festival degli sconosciuti.
Il suo rapporto con la musica non si è mai arrestato. Sebbene abbia attraversato dei momenti di alti e bassi mai è mancata la sua costanza nella produzione musicale.
Tutte le canzoni da lui interpretate appartengono al suo pentagramma. La notorietà di Dario Gay è giunta ai nostri giorni. In effetti Dario con il suo carattere giovanile continua a comporre, a esibirsi e a regalare emozioni ai suoi fan.

D. Dario, quanto hanno contribuito Rita Pavone e Teddy Reno nella sua formazione e nel suo successo musicale?
R. «Con loro ho mosso i primi passi e quindi ho imparato tanto. Ho imparato a stare su un palcoscenico grazie a loro, quindi ho imparato veramente molto e hanno contribuito molto. Poi mi hanno proposto alle case discografiche. Con Rita ho collaborato anche alla scrittura di canzoni e abbiamo duettato. Rita e Teddy, poi, mi hanno insegnato soprattutto a stare sul palco. All’epoca, io feci una tournée con loro nel 1982, dopo aver vinto le selezioni. Sul palco non ci sapevo stare. Ero abituato ai parchi di periferia dove andavo a fare le seratine con il gruppo; su un palcoscenico vero sono salito per la prima volta grazie a loro due che mi hanno insegnato proprio tutto anche a come stare in proscenio, insomma a stare su un palcoscenico in maniera professionale».

D. Nel periodo dal 1985 al 1991 circa lei collaborò soprattutto con il celebre cantautore Enrico Ruggeri. Può ricordare brevemente questo sodalizio artistico?
R. «E’ stato un sodalizio che è nato praticamente quasi subito dopo che ci siamo conosciuti nel 1985 al Premio Rino Gaetano, dove ero in gara tra i giovani. Vinsi quell’edizione. Enrico non era in gara, ma ospite tra i big. Con lui nacque subito una collaborazione, quasi subito, abbiamo cominciato a scrivere canzoni insieme, perché abbiamo legato immediatamente. Abbiamo scritto insieme tutto il mio primo album e parte del secondo. Poi ho scritto una canzone per lui e negli anni successivi al 1991 abbiamo fatto altre cose, abbiamo fatto dei duetti e ancora adesso comunque abbiamo un rapporto molto forte, fraterno, e collaborazioni che continuano sempre. Insomma, continuiamo così».

D. La sua notorietà si deve anche alla composizione di numerose canzoni per illustri suoi colleghi. Può ricordare le più importanti?
R. «Beh, ce ne sono state diverse. Per Rita Pavone ho scritto due canzoni che sono entrate nell’Album “Masters”, ho scritto per Enrico Ruggeri, per gli Oro, ho scritto per Viola Valentino, per Milva… Con Milva feci anche un duetto molto bello con la canzone Libero e composi una canzone per lei, che è ancora inedita, perché purtroppo poi non abbiamo fatto il tempo a comunicare perché si è ammalata. Queste sono le cose principali che ho fatto».

D. Generalmente come nascono le sue canzoni? C’è qualche motivo che stimola la sua vena artistica?
R. «Nascono dall’osservazione del mondo che mi circonda, dall’autoanalisi, dalla ricerca, dall’osservazione fondamentalmente, perché comunque io nelle mie canzoni racconto di esperienze che vivo in prima persona o che mi colpiscono indirettamente. Ho toccato molte volte le tematiche sociali, in particolare quelle sull’omosessualità. Per quanto riguarda la LGBT ho scritto diverse canzoni che cercavano di sensibilizzare un pochino su questo argomento».

D. Nel 1990 e nel 1991 giunse al Festival di Sanremo con due canzoni particolari. A distanza di oltre trentacinque anni come ricorda quelle due esperienze?
R. «Molto belle, molto emozionanti. In particolare ricordo l’edizione del 1990, che fu la prima e per me era tutto nuovo. Era il primo Festival con l’orchestra dal vivo dopo tanti anni. Poi fu l’unico Festival che si tenne al Palafiori di Bordighera e non al teatro Ariston, come poi hanno sempre fatto. Ero molto affascinato da tutti questi artisti internazionali che partecipavano anche loro per la prima volta dopo un sacco di tempo. Mi sono trovato in mezzo a Tina Turner, Dee Dee Bridgewater, Bridgewater, Ray Charles, Sara Jane Morris…, mi presi un abbraccio da Liza May Minnelli. Erano veramente tanti i grandi artisti. Ero affascinato da questa cosa qui. Ero un po’ incosciente, non pensavo tanto alla gara ma quanto al privilegio di poter essere sullo stesso palco di Rod Stewart per esempio. Ricordo che cantai dopo di lui ed ero preoccupatissimo perché dicevo: Dopo Rob Stewart salgo sul palco io e mi tireranno le patate. E invece andò bene. Il Festival del 1991 intanto fu la prima volta di Renato Zero su quel palcoscenico; cantò Spalle al muro. Fu una canzone molto bella, composta da Mariella Nava e lui si classificò secondo anche se poi lo volevano primo in realtà. Ricordo che passai molto tempo con lui e con Grace Beverly Jones. Con Renato eravamo nella stessa casa discografica. La canzone che presentai era Sorelle d’Italia; parlava dei viados che erano le transessuali brasiliane che arrivavano in Italia in quel periodo. Era un inno a loro, un po’ una provocazione perché parlava di questi incontri notturni tra i viados e i camionisti. Mi beccai una denuncia dall’Associazione autotrasportatori per  calunnia, praticamente».

D. E la cosa come si concluse?
R. «Nel nulla, perchè ritirarono poi la denuncia…».

D. Il titolo di un suo album recita Ognuno ha tanta storia. Cosa la entusiasma dalla sua storia artistica?
R. «Intanto Ognuno ha tanta storia è una citazione da una canzone di Gabriella Ferri che iniziava ognuno ha tanta storia, tante facce nella memoria…. Della mia storia mi entusiasma tutto quello che ho fatto. In questi ultimi anni sono un po’ in sordina perché ho privilegiato la mia vita privata per seguire persone di famiglia che hanno avuto bisogno di essere assistiti e l’ho fatto io; quindi la musica la continuo a fare in maniera più silente. Mi entusiasma anche questo momento in particolare, in cui comunque faccio ancora musica, la faccio come voglio io, senza imposizioni da parte di nessuno e in assoluta anarchia. Questo mi entusiasma quanto mi entusiasmò il periodo in cui ero sulla breccia con i Festival di Sanremo, tournée eccetera eccetera».

D. Ritiene che la sua ricerca musicale la indurrà a regalare al suo pubblico altre canzoni?
R. «Beh certo, assolutamente. Adesso sto preparando un album, anzi sono due gli album, uno di canzoni inedite e un altro con una serie di duetti con grandi artisti italiani e anche non italiani; quindi, certo continuerò assolutamente, perché la musica è il mio ossigeno. Io vivo una vita un po’ difficile per tante ragioni e la musica è diciamo il mio pacemaker».