Carabinieri arrestano banda di nigeriani operante a Montecatini e Pescia. Un “bacio” per consegnare la dose

Sono state eseguite dodici ordinanze di custodia cautelare dai Carabinieri (sei in carcere, quattro agli arresti domiciliari e due divieti di dimora nella provincia di Pistoia) ad altrettante persone di nazionalità nigeriana e albanese indagate per spaccio di sostanze stupefacenti.

L’attività investigativa era scaturita da varie segnalazioni di cittadini di Montecatini Terme, in particolare da alcuni genitori, che in attesa dell’uscita dei propri figli da una delle scuole primarie in via Lucchese, avevano notato un inusuale e consistente andirivieni di stranieri e locali, che si trattenevano giusto il tempo di scambiarsi qualcosa all’interno di un piccolo parco pubblico adiacente al plesso scolastico.

I primi accertamenti svolti hanno evidenziato l’ampia rete di spaccio condotta da cittadini nigeriani da tempo domiciliati in Valdinievole e alcune persone di origine albanese. La banda operava anche a Pescia e a Ponte Buggianese. L’indagine ha permesso di quantificare in circa 2500 le cessioni di stupefacente ad un’utenza composti da soli maggiorenni, prevalentemente eroina e marijuana, per un controvalore di circa centomila euro.

Una particolarità emersa nel corso delle indagini è quella relativa al modus operandi mediante il quale avveniva lo scambio delle dosi fra spacciatore ed acquirente. Dopo avere concordato telefonicamente quantità, tipologia di stupefacente e luogo d’incontro, lo spacciatore occultava la dose in bocca e la passava simulando un bacio nella bocca dell’acquirente,  al fine di cautelarsi da eventuali controlli a sorpresa delle forze dell’ordine. Per permettere l’ingestione dell’involucro limitando i rischi di corrosione e quindi di avvelenamento, gli spacciatori avevano ideato un confezionamento delle dosi a più strati di diversi materiali:  nylon, carta assorbente, pellicola in cellophane. Proprio la particolare modalità di confezionamento che rendeva la dose simile alla corazza dei crostacei, ha suggerito  il nome “Carapace” dell’indagine.

L’indagine si è sviluppata dal novembre del 2017 al febbraio del 2018 ed è stata diretta dal PM Linda Gambassi.

Fonte Carabinieri