Il mondo del calcio è in lutto: il grande Franco Baresi ci ha lasciato. L’ex bandiera del Milan si è spento il 31 luglio scorso all’età di 66 anni.
Il decesso è avvenuto all’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano in cui era stato ricoverato a seguito dell’aggravarsi della malattia che lo aveva colpito la scorsa estate.
In queste ultime ore vengono versati fiumi d’inchiostro sulla sua straordinaria esperienza calcistica trascorsa ininterrottamente per un ventennio circa nel Milan (1978/1997).
Era dotato di grandi capacità agonistiche e ancora oggi è considerato tra i giocatori più forti del suo tempo. Vestì sempre la maglia rossonera, con la quale vinse tutto ciò a cui un calciatore può ambire: 6 scudetti, 3 Champions League, 2 Supercoppe Uefa, 4 Supercoppe italiane, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Coppa Mitropa e 2 campionati di serie B.
Il suo curriculum annovera anche ben 81 partite disputate con la maglia della Nazionale partecipando a tre campionati del mondo: 1982, 1990 e 1994. Ancora molto si potrebbe scrivere per illustrare e commentare il talento ineguagliabile di questo fuoriclasse.
A ricordare Franco Baresi ai nostri lettori è intervenuto il noto calciatore Filippo Galli, che con lui condivise tredici anni calcistici.
D. Cosa ha perduto personalmente con la scomparsa di Franco Baresi “uomo”?
R. «Ho perso un amico, ho perso un esempio, anche se era qualche anno che ci sentivamo soltanto telefonicamente o attraverso un messaggio, oppure ci incontravamo in momenti che magari la società del Milan organizzava. È stato un riferimento importante in campo e fuori dal campo per il suo modo di porsi. Sempre molto attento, molto riservato e molto giudizioso».
D. Come le piace ricordarlo?
R. «Mi piace ricordarlo con il suo incedere con la palla al piede in campo, dimostrando di essere un bravo difensore. E poi mi appariva un atleta come non ne avevo mai visti. Con questa capacità Baresi è stato un grande difensore, ma anche uno dei primi difensori moderni. Anche oggi, in questo calcio, sicuramente sarebbe stato un protagonista e il più forte».
D. Ricorda qualche episodio particolare che intende in questo momento riproporre?
R. «Ce ne sono tanti, tanti… Basta guardare una partita del Milan di quel tempo e questa immagine la si ritrova certamente in ogni gara con qualsiasi squadra, che fosse il Real Madrid o una squadra della nostra serie C».
D. Cosa ha significato per il calcio la figura di Franco Baresi?
R. «È difficile dirlo… Certamente un calciatore che viveva il calcio in chiave moderna, nonostante avesse iniziato alla fine degli anni ’70 vincendo la stella con il Milan e poi seguendo negli anni ’80 e negli anni ’90. Insomma è stato un precursore del calcio moderno».
D. È stato un protagonista silenzioso, ma leader autorevole in campo. Cosa aveva in più degli altri?
R. «Aveva carisma, una personalità tale per cui lo si seguiva. Era una guida attraverso l’allenamento e nella partita. Sapeva sempre essere al momento giusto e nel tempo giusto dove si doveva essere, perché aveva una efficacia incredibile».
D. Ritiene che senza avere lei, Tassotti, Costacurta e Maldini, sarebbe stato ugualmente una grande “guida” della difesa milanista?
R. «Io penso che il calcio è uno sport di squadra e che bisogna sempre interpretarlo in questo modo, perché se lo riduciamo all’individualità commettiamo un errore culturale e un errore pedagogico. Baresi era il migliore degli interpreti del calcio. Credo che quella squadra abbia tratto vantaggio di aver avuto un giocatore come lui, ma non per essere un’individualità; ma per saper tenere raccolti e vicini a sé anche gli altri compagni e al tempo stesso far si che quel reparto difensivo di calciatori si muovesse all’unisono».
D. Baresi non ha mai vinto il pallone d’oro. Secondo lei, cosa gli è mancato?
R. «Secondo me, ha sbagliato la giuria. Lo dico da sempre: pallone d’oro per tutta la vita».
D. Sia Franco Baresi che Gaetano Scirea sono scomparsi prematuramente. Quali elementi le unificavano e quali elementi li distinguevano sul piano calcistico?
R. «Non lo so, è difficile dirlo… Mi viene in mente la maestosità in campo, la loro capacità di essere leader in campo, assolutamente, li distingueva e li poneva anche uno a fianco all’altro… Poi se dovessi scegliere, sceglierei Franco Baresi…».
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