Se c’è un convinzione generale negli ambienti politici e culturali internazionali è quella secondo cui l’impero Usa è in declino rapido e forse rovinoso e irreversibile. Chi ha studiato la storia in modo abbastanza profondo ha la consapevolezza che questi sono i tempi in cui il pericolo di gravissimi sconvolgimenti è altissimo. Sono i movimenti tellurici essenziali che portano a nuovi equilibri, a nuovi rapporti di forza fra le potenze mondiali, a nuove ed inedite strutture politiche ed anche istituzionali.
Bisogna innanzi tutto capire che gli imperi sono strutture costruite dagli uomini e che quindi hanno un inizio ed una fine. E’ una constatazione perfino banale ma anche essenziale. Niente può durare in eternità. Quando le circostanze storiche muovono verso questi confini ogni impero è posto di fronte ad un’alternativa: o ricercare forme di convivenza seria, di mediazioni economiche e di nuovi assetti di potere o insistere su una funzione egemonica che sta evaporando.
Purtroppo sembra proprio che gli Usa stiano scegliendo la seconda possibilità. I Romani non si comportarono così. L’impero di Roma rallentò la sua crisi attraverso una serie di misure attenuative del suo cedimento: la concessione della cittadinanza ad alcuni popoli barbari; la definizione di accordi con le genti che premevano al confine dell’impero; l’alimentazione delle adesioni degli stranieri all’esercito attraverso benefici economici e sociali. I Romani furono molto intelligenti e riuscirono a dilazionare la fine del loro dominio probabilmente di alcuni secoli. Molti storici oggi ritengono che una delle cause essenziali del declino dell’impero romano fu determinato dalla pace che seguì all’inizio dell’esperienza imperiale fin da Cesare Augusto. La pace inibì l’arrivo degli schiavi che erano il prodotto delle vittorie militari. La società romana era fondata sullo schiavismo. Dunque il massimo del potere di un impero costituisce l’inizio irreversibile della sua deflessione. Sembra davvero che si stiano verificando delle analogie molto significative fra la fase imperiale romana e quella americana: Nell’impero romano il Senato sopravvisse ma più come una concessione imperiale che come forza politica determinante ed autonoma. Ed anche negli Usa il Senato è oggi depresso e fondamentalmente trascurato da Trump a tal punto che ne viene amputata la competenza alla dichiarazione di guerra che è costituzionalmente una sua funzione esclusiva.
Non possiamo essere tranquilli e minimamente fiduciosi. Tutto si muove sotto dei presupposti molto sinistri.
Gli Usa si stanno opponendo a qualsiasi variazione di ristrutturazione del potere mondiale. D’altra parte però non riescono più a dominare gli eventi. Da un lato incrementano le spese militari da 1000 a 1500 miliardi annui e dall’altro declinano ogni responsabilità dalla partecipazione da oltre sessanta organizzazioni dell’Onu ritirando anche le relative sovvenzioni.
E’ una scelta sbagliata. Un impero non vive soltanto sulla sua forza bruta. Anzi la copre sotto un velo di nobiltà cercando di imporre più che una egemonia militare un modello culturale e sociale così da presentarsi come un esempio da imitare. Ora il Presidente Trump dichiara che la moralità è la sua unica personale. Le istituzioni non contano niente e quindi il potere risiede nelle mani dell’imperatore. Mi sembra di rinvenire i tratti di un certo Caligola che per disprezzare il senato romano nominò senatore il suo amatissimo cavallo.
Questa situazione è pericolosissima e potenzialmente foriera di terribili conseguenze.
Non possiamo facilmente accettare che il diritto internazionale sia continuamente calpestato; in fondo infatti il diritto internazionale difende i più deboli ed evita che i potenti con arroganza soffochino quelli che pure con dignità e responsabilità operano per la prosperità dei loro popoli.
La finalità oggi non può che essere quella della Pace.
Come ha scritto Papa Leone: la Pace deve essere “disarmata e disarmante”. Ciò significa anche una crescita culturale che può apparire lunga da conseguire per la sua portata. Non c’è tuttavia una alternativa. O meglio c’è il rischio di una deriva di violenza che assomiglia molto alla reazione di Polifemo che cieco sferrava colpi micidiali può o meno “a vanvera” ma per questo non meno pericolosi.