Molti ricordano Patrizio Sala con la maglia numero 4 soprattutto nelle file della Fiorentina, Pisa, Cesena e Parma. Numerosissimi lo ricordano anche protagonista del Torino vincitore dell’ indimenticato scudetto a metà degli anni ’70.
Talento indiscutibile, intensa passione e piena padronanza del suo ruolo (mediano), furono le caratteristiche di un uomo che ha lasciato traccia indelebile di sé.
D. Sala, appena ventenne esordì nel grande calcio indossando la maglia del Torino e nel medesimo anno vinse lo storico scudetto granata del 1975/76. Può parlarcene un po’?
R. «Feci due buoni campionati nel Monza in serie C. In quel periodo l’allenatore Luigi Radice non aveva la squadra ed era venuto ad allenarsi con noi nel ’74.
Poi nell’ottobre di quell’anno andò a Cagliari che disputava il campionato di serie A. Salvò il Cagliari. A maggio del 1975 lo prese il Torino e io andai a Torino. Se Radice rimaneva a Cagliari, credo, presumo, che io sarei andato nel Cagliari anziché al Toro. Questa è stata un po’ la vicenda mia, fortunatamente».
D. Con la maglia del Torino disputò sei campionati ad alto livello durante i quali, nel 1978, fu convocato dal commissario tecnico Enzo Bearzot tra i ventidue partecipanti al Campionato del Mondo in Argentina. Come avvenne questa convocazione?
R. «Io credo che avvengono per dei momenti. La realtà della vita è questa: io sportivamente in questo caso vivevo l’esperienza col Toro in modo esaltante, eclatante, vincemmo lo scudetto al termine del campionato 1975/76, l’anno successivo facemmo 50 punti e ci classificammo secondi per appena un punto di distacco dalla Juventus. In quei due anni Bearzot cercò di costruire una squadra per partecipare a questo campionato. Eravamo sei giocatori del Toro e nove della Juventus. A questi furono aggregati giocatori della Fiorentina, della Lazio e del Bologna. Io ero tra questi ventidue perché in quegli anni il Toro andava per la maggiore».
D. Come ricorda l’esperienza di quei Mondiali?
R.«Beh, è inutile dire che fu un’esperienza esaltante essere uno tra i ventidue scelti. Bearzot mi scelse e mi portò a quel Mondiale. Fui quasi sempre in tribuna, non andai mai in panchina, poi l’ultima partita, valida per il terzo e quarto posto, essendo squalificati Romeo Benetti e Marco Tardelli, giocammo io e Aldo Maldera a metà campo, quindi giocai quella finale per terzo e quarto posto contro il Brasile. L’esperienza fu bellissima perché in una nazione nuova, in quell’albergo a Don Torcuato, l’Hindu Club si chiamava, dove c’erano campi da golf, da tennis, campi da calcio infiniti… Fu una bella avventura. Il Mondiale è veramente una bella cosa. Auguro a tutti di poterlo vivere almeno una volta nella vita. Io ho avuto anche questa fortuna».
D. In omaggio allo scudetto del Torino è stato data alle stampe una sua biografia dal giornalista Fiorenzo D’Osso intitolata “Patrizio Sala, l’acqua dello Scudetto”. Può illustrarci questo titolo?
R. «Beh è molto semplice. L’ho detto così in parole povere, come le sto dicendo adesso a te, che io ero quello che portava l’acqua, Claudio Sala la trasformava in vino, e Graziani e Pulici lo bevevano…».
D. Al termine del campionato 1980/81, l’ultimo che disputò nel Torino, fu venduto alla Sampdoria in serie B.
R. «Fu una scelta un po’ azzardata, nel senso che agii molto d’istinto perché mi sentii toccato, tra virgolette, un po’ nell’orgoglio. Nel Torino volevano rinnovare la squadra, io avevo 26 anni, non ero vecchio; quindi mi sono sentito un pochettino messo in disparte, a parole. Presi da acchito la prima squadra e con grande piacere vincemmo il campionato di serie B e andò così insomma».
D. Trascorso appena un anno nella Sampdoria passò a Firenze nella Fiorentina.
R. «Mi volle la Fiorentina allenata da “Picchio” De Sisti. Disputai ventitre partite in quell’anno 1982/83. Fu una squadra che ebbe parecchi infortuni in quell’anno. L’anno prima si erano classificati secondi e quell’anno ci classificammo quinti. Però fu un anno bello. Firenze è una bellissima città, l’allenatore De Sisti era una persona fantastica a livello proprio umano, ma anche a livello calcistico. Io mi sono trovato bene e poi andai a Pisa».
D. Come trascorse il campionato 1983/84 nel Pisa?
R. «A Pisa fu una brutta avventura sportivamente parlando. Infatti al termine di quel campionato retrocedemmo in serie B. A cinque-sei giornate dalla fine del campionato eravamo salvi, ma poi il presidente volle mandare via l’allenatore Luis Vinicio e richiamò Bruno Pace. Con Pace perdemmo tutte le partite, quindi fu un disastro».
D. Però iniziò una bella esperienza a Cesena.
R. «A Cesena fu una bella esperienza perché era un ambiente molto familiare, dove il presidente Edmeo Lugarezzi, con Pierluigi Cera e con altri personaggi all’interno della società, furono talmente semplici e disponibili e mi presero e vi rimasi tre anni. Al terzo anno vincemmo un campionato e il Cesena ritornò in serie A. Poi andai al Parma».
D. Come visse gli ultimi anni della sua carriera con il Parma?
R. «A Parma mi trovai molto bene. Parma è una città per viverci bellissima. Quindi furono belle esperienze, sia sportivamente che per la qualità della vita cittadina e degli abitanti; non era così difficile trovare delle buone persone in giro. Questo a me ha fatto molto piacere, mi ha fatto crescere ancora di più come persona e quindi sono stato ben contento di averci vissuto».
D. Si ritiene un calciatore fortunato. Desidera ringraziare in particolar modo qualcuno?
R. «Prima di tutto ringrazio i miei genitori, mia moglie e poi l’allenatore Luigi Radice che mi volle con sé al Torino e mi fece giocare il primo anno in serie A tutte le partite. Praticamente ho saltato solo otto minuti nella partita con il Cagliari, quindi sono stato il più giovane che ha giocato più di tutti e ho fatto più minutaggio di tutti e vincendo uno scudetto. Altro ringraziamento lo rivolgo ad Enzo Bearzot che mi portò ai Campionati del mondo in Argentina. Poi ai miei compagni di Torino, Firenze, Sampdoria, Pisa, Cesena e Parma. Quindi ho tutti questi ricordi ancora nella mente di compagni, allenatori, persone soprattutto che avevano un certo valore umano, che a me è piaciuto molto questo; quindi ho vissuto bene tutti questi anni passati sportivamente parlando, e quindi devo ringraziare un po’ tutti insomma».
Foto pagina Wikipedia Patrizia Sala







































