Io sono un ROBOT | Rosy Gianneschi

Io sono un Robot…se il mondo lo vuole io muovo la testa

Aveva già iniziato il Signor G a cantare questa canzone, mai così moderna ed attuale come ora…

Io sono un Robot, sì, io sono un Robot…lavoro tutto il giorno…non ho tempo libero

Indaffarata, sì, indaffarata, presa con la testa, occupata, confusa, stressata, oberata dai numeri e dalle cifre, dai PIN, dalle password conosciute e da quelle divenute tristemente sconosciute poiché sbadatamente dimenticate in un etere purtroppo non più tanto etereo ma piuttosto assuefatto e come me esterrefatto da tanta complicanza negli accessi, nell’incedere navigando ormai senza alcun punto fermo in queste pagine di un mondo ormai virtuale più che virtuoso, virtuale e vorticoso, virtuale e virale, asettico, anaffettivo, inespressivo, veloce e statico insieme…

Io sono un Robot, non penso più, o meglio una macchina ormai più che pensare per me pensa al mio posto, posto che non è necessario che sia al sole, basta anche all’ombra, basta che ci sia il tempo per un click, basta un mouse, uno schermo fluorescente, tante icone, sigle, abbreviazioni di un italiano ormai storpiato e ridotto in pillole, compresso e svuotato di tutta la sua poesia.

Io sono un Robot, vado avanti per inerzia finché funzionano le batterie, vestito ormai di ferraglia e di fili aggrovigliati l’uno sull’altro: non importa se nessuno mi riconosce, non importa che parli, il mio cervello e la mia lingua sono pezzi di ricambio artificiali e facilmente sostituibili, non occorre più la lotta, la lotta per l’affermazione della mia identità (digitale?).

Ed ancora continuo a navigare a vista, stando attenta a non perdermi troppo, o quanto meno a non perdere il lume della ragione almeno quando digito le lettere di questa mia pagina sulla nera tastiera (alcune lettere sono ormai sbiadite, ma il dito corre da sé)…la prossima volta Vi scriverò una mail, o meglio ancora una pec, per avere la certezza che il mio messaggio Vi sia stato recapitato, anche se non importa la prova tecnica che lo abbiate letto, l’importante è la presunzione di avvenuta conoscenza di questo mio dire…

Saprete dunque che io ormai mi sento un Robot, che sono invasa da Spid e QRCode e che per finire al meglio la mia giornata telematica una sera tornando a casa ho trovato nella buca delle lettere anche una bella lettera ove vengo invitata per il disbrigo di annose faccende di casa a collegarmi a pena di pesanti sanzioni pecuniarie all’ennesimo sito e ad inserire ivi codice fiscale, codice utente, codice cliente, codice di chi per una volta vorrebbe essere assente e riprendersi la sua grama vita tentando strenuamente di fermare con tutte le sue forze il tempo che per i miei gusti è andato troppo forte…forse per arrestarlo in flagranza di reato basterebbe un PUK o qualche altra diavoleria del genere, ma a saperlo, a ritrovarlo nelle mie numerose agende (cartacee) questo prezioso PUK…questo ora è diventato l’amletico problema, e di certo non più l’essere o non essere….quella è roba vecchia!