“Scusi, lei fa teatro? La tata più famosa d’Italia, tra palcoscenico e tv” è il titolo di un bel libro di Giorgia Trasselli, la famosa “Tata” della celeberrima trasmissione “Casa Vianello”, scritto insieme a Massimiliano Beneggi.
L’attrice romana, però, non si è limitata a lavorare in questo programma, che ci ha accompagnato per tanti anni. Infatti, Giorgia Trasselli lega il suo nome anche ad altre trasmissioni televisive, a numerosi film e ad altri generi scenici, nei quali non manca di esprimersi ad alti livelli di professionalità e di simpatia.
D. Signora Trasselli, Può illustrarci brevemente le sue qualità artistiche?
R. «Che domanda… Oddio le mie qualità artistiche! Come diceva mia mamma, “chi si loda si sbroda”. Sono gli altri che devono far notare i tuoi talenti o le tue qualità. Comunque, a parte gli scherzi, cosa posso dire? Mi piace molto quando le persone mi ritengono affidabile, una persona e una professionista sulla quale si possa contare. Le qualità artistiche… Ho studiato certo, perché il talento può esserci, magari ci può essere da sempre questa scintilla, la voglia di stare su un palcoscenico, di esibirsi e il desiderio di interpretare altri personaggi; però, perché tutto ciò non sia casuale ed episodico bisogna studiare. Quindi le mie qualità possono essere… l’affidabilità, l’impegno, la serietà sul lavoro…».
D. Si è impegnata nel cinema e nel teatro, si ritiene più votata alla telecamera o al contatto diretto con il pubblico?
R. «Direi che il teatro è un po’ il primo amore; è da lì che viene fuori tutto, insomma. Il teatro è vivo; e quello che si svolge durante uno spettacolo è il qui e ora. Non puoi sbagliare, non puoi bleffare, né rimandare niente. Il teatro avviene nel momento in cui avviene. Perciò il contatto con il pubblico è fondamentale ed è importantissimo. La televisione mi ha dato la notorietà, il riconoscimento da parte di un pubblico molto più vasto di quello che assicura il teatro. La televisione entra nelle case e quindi se vai bene, se piaci al pubblico, scatta subito questo meccanismo di gradimento e di riconoscimento da parte dei telespettatori. Quindi teatro e TV sono mezzi espressivi diversi; però, secondo me, l’attore si forma sulle tavole del palcoscenico».
D. Nella sua lunga carriera ha recitato in numerosi film. Quali di questi ricorda con particolare affetto e profonda convinzione?
R. «Ho lavorato anche in Francia. Poi ricordo di aver lavorato molto, in due, tre situazioni, in ruoli che non erano né piccoli, né grandi sotto la regia di Carlo Vanzina e mi sono pure divertita tanto. Vanzina è stato un regista che ho apprezzato e stimato molto e che non c’è più, purtroppo. E poi che cosa posso dire? L’ultimo film che ho fatto due anni fa, in Oregon. Ho fatto dei lunghi provini per questo “Backsliders”, con la regista kitsann Means. Queste sono state bellissime esperienze. Con Cristina Comencini a Bordeaux abbiamo girato un film molto interessante, “Vizi privati e pubbliche virtù”, nel quale hanno partecipato attori anche di grande fama. Ricordo “Giochi di ruolo” con Laura Morante per la regia di Alfredo Angelo. Lì ero una un’ispettrice, un ruolo molto particolare che non mi era mai capitato. Di recente mi sono divertita moltissimo, tra l’altro, con “I maschi veri”, interpretato insieme ad attori molto bravi e brillanti. Inoltre ho partecipato a: “Un homme et deux femmes ”; “Fatti vedere” di Tiziano Russo; “Tanto tornano tutti” di Nicola Conversa; “Signora volpe” con un regista inglese e “The four season” con una regista americana.
Il cinema mi incuriosisce, mi prende perché tecnicamente è molto interessante; però, ripeto, il rapporto che si stabilisce a teatro con il pubblico è diverso».
D. Quando ha raggiunto il culmine del suo successo?
R. «Carlo, il culmine, secondo me, non si raggiunge mai; è difficile rispondere a questa domanda… Non lo dico per sentirmi una brava scolaretta o per eccesso di zelo, però è vero, il culmine del successo non si raggiunge mai. Il nostro è veramente un working progress. Ci sono momenti in cui dici: ho raggiunto buoni risultati, sono felice e sono contenta. Se guardo indietro vedo tutte le cose che ho fatto e molte di queste sono proprio belle, delle quali essere orgogliosa, però l’apice non lo so… L’apice sarà nel futuro o non lo sarà mai. È difficile dirlo, perché ogni giorno è un po’ una storia nuova. Veramente il nostro è un lavoro così. Posso essere felice e contenta di quello che ho fatto; però, quanto a quello che ancora spero di fare, che mi piacerebbe fare – perché malgrado l’età l’attore veramente fino alla fine è sempre voglioso -, posso sperare di ottenere ulteriori e importanti soddisfazioni. Non è per un fatto di egocentrismo o di narcisismo… È proprio perché questo è un lavoro che ti prende, che ti porta avanti, perché è vita insomma».
D. Nel libro che lei e Massimiliano Beneggi avete dato alle stampe, “Scusi, lei fa teatro? La tata più famosa d’Italia, tra palcoscenico e tv”, quali tratti artistici della sua personalità emergono?
R. «Innanzitutto il contributo di Massimiliano Beneggi è stato efficace nel tratteggiare questa mia vita artistica. È partito dagli episodi di “Casa Vianello” per tracciare un percorso che si mescola tra finzione e vita e trovando che fossero molto moderni, molto contemporanei come storie, che riguardassero proprio la società. È partito da questi episodi per poi arrivare a me, a me come attrice e come persona. Cosa emerge? Io penso che emerga la mia voglia, il mio desiderio di “giocare”; in fondo mi ritengo veramente una seria giocherellona, se così posso dire… Perché, io credo che il nostro sia un lavoro serio, ma che vada vissuto col gioco, il gioco della scena, del teatro, della finzione, del mettersi addosso i panni di un altro. Quindi io credo che emerga probabilmente questo e, in particolare, come dicevo prima, l’affidabilità, la serietà, perché altrimenti non avrei potuto lavorare con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello per tantissimi anni, no? Il personaggio che ho interpretato a “Casa Vianello” è stato così amato dal pubblico proprio perché comunque rendeva palese una sorta di affabilità, di feeling che poi si era creato fra noi, frutto di una stima reciproca, spero fortemente, e di un lavoro serio giocato».
D. Se dovesse riassumere il senso della sua esperienza artistica con una frase, quali parole userebbe?
R. «Oh, che domanda difficile! “Credi in ciò che fai, in ciò che dici, in ciò che fingi” sulla scena naturalmente».
D. Se dovesse riavviare la sua esperienza artistica, quali aspetti le piacerebbe coltivare in modo particolare?
R. «Vorrei essere meno innocente. A volte sono stata molto idealista, ho vissuto questo mestiere dell’attore con passione, con serietà e non ho mai avuto particolari conoscenze e protezioni. Forse, tornassi indietro, magari vorrei essere più accorta, muovermi con un po’ di più di furbizia. Però alla fine non sarei io, quindi va bene così».
D. La simpatica trasmissione “Casa Vianello” l’ha vista protagonista per un ventennio circa. Quel lavoro con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, attori di notevole livello, quanto contribuì a elevare la sua fama e la sua formazione artistica?
R. «Ha contribuito tantissimo. Sicuramente lavorare accanto a due persone del genere è stata una gran bella esperienza. Come del resto poi mi è capitato spesso nella vita, non solo con Sandra e Raimondo: la mia fortuna è stata quella di lavorare, quando ero più giovane, accanto a Gabriele Lavia, Mario Scaccia, Ottavia Piccolo, con Giancarlo Sbragia, e nel cinema con Nino Manfredi, tanto per dire. Accanto a queste persone si cresce ovviamente e tutte hanno una grande importanza nella vita di coloro con cui lavorano. Accanto a queste persone di grande calibro artistico, appunto, si cresce, si cambia, ci si arricchisce. Ho recitato tanti anni accanto a Sandra e Raimondo ed è stata un’ esperienza di vera scuola. Quella del palcoscenico, del teatro, del cinema, della televisione, è sempre una scuola. Con lo stare tanto accanto ad artisti di questa levatura si apprende, si cresce e ci si fortifica. Insomma ho avuto la fortuna di lavorare con personalità notevoli».
D. L’appellativo di “Tata” le ha portato fortuna?
R. «Beh sì, a volte un po’ abusato, però è stato un personaggio molto simpatico, devo dire la verità. Io l’ho vissuto intensamente, tanto da sentirlo dentro ancora adesso; è un personaggio nato insieme a Sandra e Raimondo, non aveva una precisa definizione, non era ben definito all’inizio. La televisione è diversa dal teatro, per il quale si studia, si fanno le prove, con mesi e mesi di lavoro, con carta, matita, penna; si stracciano i fogli, si prendono i rimproveri del regista, ecc… La televisione nasce lì per lì; almeno in quella circostanza ho avuto dagli autori delle indicazioni dopo i provini, piccole indicazioni però, e quindi il personaggio è nato un po’ con me, strada facendo. Per fortuna è piaciuto quello che facevo evidentemente, il modo in cui l’ho creato, l’ho costruito. E così ha avuto la fortuna che ha avuto».
D. Al di fuori del fuori del set, qual era il suo rapporto con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini? Ricorda qualche aneddoto divertente vissuto con loro?
R. «Era un rapporto molto, molto tranquillo. Fuori del set non è che ci si vedesse tanto perché lavoravamo molto. Loro vivevano all’inizio soprattutto a Milano e ancora avevano casa a Roma. Io mi spostavo in aereo e loro in treno perchè Sandra non amava l’aereo; quindi erano poche le occasioni per poter stare insieme fuori dal set. Però non dimenticherò mai quella volta che siamo tornati a Roma, tutti e tre sul treno, io e Sandra, truccate, per il personaggio che avevamo fatto in scena. Correvamo verso il treno con il rischio di perderlo, e Raimondo disse: “Ma guarda, mi tocca andare con queste due…” Lui era un po’ seccato e ci ha fatto tanto ridere. Poi comunque c’era anche il rispetto. Con Sandra, ovviamente, c’era anche un rapporto un pò più da donne, si parlava, si chiacchierava in camerino. Con Raimondo, invece, c’era un pochettino più di distacco, di suggestione, di rapporto più artistico. Ci si incontrava sulle esigenze del copione della puntata; però li ho amati molto e li amerò sempre».
D. Come valuta la tv di oggi? Ha nostalgia della tv degli anni ’80 e ’90?
R. «Nostalgia sì, senz’altro. Io oggi non lo so, alle volte mi dico va bene… Forse faccio i discorsi di mia mamma, di mio papà, per i quali era tutto bello quello che c’ era prima quando erano più giovani… Ma non credo, o meglio, lo credo fino a un certo punto. È che oggi non riesco a seguire queste trasmissioni… Ci saranno dei professionisti interessanti, non dico di no; però non lo so, non mi catturano. Nella televisione di oggi guardo molto i film, i gialli e mi sembra una televisione diversa, in parte priva di divertimento, quello bello, forte, potente, dei tempi addietro, quando il diletto era creato, portato avanti e presentato da grandi professionisti. Quando pensiamo a tutti i grandi che facevano la televisione – Corrado, Raimondo Vianello, Gino Bramieri, Costanzo – mi sembra che la televisione odierna più monotona e con personalità meno affascinanti. Oggi quando su YouTube, sui social mi capita di vedere Bice Valori, Franca Valeri, Walter Chiari, Aldo Fabrizi, Totò, Peppino De Filippo, Nino Taranto, credimi, Carlo, io rido a crepapelle e dico: ma questi sì che erano mostri di bravura. Erano veramente mostri di bravura!».