Cominciamo col dire che, sebbene nè il sindaco Riccardo Franchi, nè il vice sindaco Luca Tridente, si siano ancora espressi al riguardo nonostante i ripetuti inviti, nelle prossime ore o giorni, la giunta potrebbe uscire con un comunicato stampa che farà finalmente chiarezza.
I lavori di riqualificazione del ponte dei Marchi, è noto, sono fermi da tempo e rischiano seriamente di non ripartire mai più, o almeno non prima di uno o due anni.
I lavori sarebbero dovuti terminare entro il prossimo 30 aprile e rendicontati, ai fini del Pnrr, entro il 30 giugno.
Dalle informazioni raccolte, vicine al Comune, Pescia ha speso poco meno del 15% dell’importo accordato, a fronte di un acconto già ricevuto dall’Europa del 30%. La differenza –una cifra che si aggira intorno ai 250/300mila euro– andrà naturalmente restituita.
Ma c’è di più. Se il Comune di Pescia vorrà restituire il ponte ai pesciatini potrà procedere con i lavori finanziandoli con mezzi propri o con risorse da intercettare in altre bandi o risorse regionali o europee.
In entrambi i casi si dovrà però prima risolvere il contratto con la ditta che si era aggiudicato i lavori nel 2023, fare un altro bando e riassegnarli. Secondo chi se ne intende passeranno non meno di uno o due anni perchè i lavori possano ripartire.
LA STORIA DEL PONTE DALLA CHIUSURA AD OGGI
Il cavalcavia fu chiuso nell’agosto del 2018 al transito delle auto in seguito al distacco di alcuni calcinacci nella parte inferiore del ponte. L’allora sindaco Giurlani decise il divieto di transito per tutti i veicoli e motocicli, con esclusione del transito pedonale, del ponte del Marchi.
La decisione sopraggiunse in seguito ad una relazione redatta dal Comando Provinciale Vigili del Fuoco in seguito alla caduta di calcinacci, nella quale si faceva riferimento a lesioni della struttura.
Appena un anno più tardi, nel maggio 2019, anche l’ingegnere Enrico Mangoni dell’Università di Firenze, incaricato dell’analisi di tutti i ponti pesciatini, confermò lo stato del ponte. “Potrebbe cedere da un momento all’altro“, disse. “Senza interventi strutturali è impossibile riaprirlo al transito delle auto“, concluse Mangoni che paragonò la struttura ad “un vecchio di 100 anni che all’apparenza sembra stare bene ma che, in realtà, non è così”.