Sabato 21 marzo 2026, alle 16, nella sala della Fondazione Nazionale Carlo Collodi si terrà una conferenza di Omero Nardini, socio dell’Istituto Storico Lucchese, sul tema La Chiesa di San Bartolomeo a Collodi (sec. XIX). Una vicenda travagliata.
Organizzata dall’Associazione Collodinsieme e dall’I.S.L.-Sezione di Pescia-Montecarlo-Valdinievole – che continuano così un percorso di collaborazione avviato per valorizzare le emergenze storiche e artistiche di Collodi –, con il patrocinio del Comune di Pescia e il sostegno della Banca di Pescia e Cascina, la conversazione, introdotta da Roberto Rossi di Collodinsieme e moderata da Dario Donatini, direttore della Sezione I.S.L., dopo i saluti istituzionali prenderà in esame un episodio architettonico rimasto fino ad oggi del tutto in ombra, ma che presenta molti aspetti di sicuro interesse riferiti alla progettazione da parte dell’ingegnere lucchese Carlo Cervelli, alla scelta dello stile architettonico – rispondente alle declinazioni periferiche del neoclassicismo, con alcune contaminazioni neorinascimentali –, al ruolo del collodese Pietro Orzali, zio di Carlo Lorenzini, che influì decisamente sull’iconografia della chiesa, e all’intervento di vari esponenti della famiglia Bernardini, in particolare del famoso architetto Giulio, del quale si integra così la biografia architettonica.
La vicenda costruttiva, lunga e travagliata, rispose all’esigenza di dotare la comunità di una chiesa parrocchiale posta ai piedi dell’antico castello, in un’area a forte sviluppo urbanistico e demografico, essendo la vecchia pieve scomoda da raggiungere e l’antico Oratorio di San Martino piccolo e malandato. La comunità fu costantemente impegnata fra 1860 e 1903 nella ricerca di risorse finanziarie adeguate al proposito di vedere eretta una chiesa sontuosa e magnifica per ornamento – intento che non fu però raggiunto pienamente rispetto alle attese – e questa vicenda sarà ricostruita nei dettagli, al fine di documentare, anche attraverso confronti con similari e vicini episodi architettonici, un percorso artistico che si palesò complicato nell’Italia postunitaria, stretta fra difficoltà finanziarie, una borghesia ancora alla ricerca di un ruolo egemone e poteri politici non ineccepibili.