Ad aggiudicarsi la vittoria della 76 edizione del Festival di Sanremo 2026 è stato Sal Da Vinci interpretando la canzone “Per sempre sì”. Davvero un ottimo brano che non ascoltavamo da tempo.
Anche quest’ anno puntualmente l’amico cantautore Giuseppe Cionfoli commenta inseme a noi questo evento.
Mentre lo ringraziamo per la sua disponibilità ci auguriamo sinceramente di poterlo rivedere sul palco dell’Ariston.
D. Cionfoli, quali significati si possono desumere da questa 76 edizione del Festival di Sanremo?
R. «Il Festival di Sanremo dovrebbe essere il Festival della canzone italiana, ma mi sono reso conto che è il Festival delle pubblicità, di qualche comico con tempo perso inutilmente e che non c’entra niente con il Festival stesso. Terminare di cantare alle ore 2 di notte mi sembra proprio un’esagerazione. Ci sono cose che non c’entrano con il Festival».
D. Ritiene che possa incidere positivamente nella cultura musicale di quest’anno?
R. «Può darsi. Ha vinto Sal Da Vinci che ha portato una canzone con un arrangiamento degli anni ’80. Una canzone classica che parla d’amore; quindi questa dovrebbe essere la via da seguire. Però alla fine ci sono stati dei cantanti che non so come abbiano potuto scegliere le loro canzoni da portare al Festival di Sanremo…».
D. Comunque la vittoria di Sal Da Vinci è meritata…
R.« Sal Da Vinci veniva già da un successo grande con la canzone dello scorso anno. Credo che in questa sua canzone vincitrice sia stata premiata la melodia italiana. Ripeto, la canzone possiede un bellissimo arrangiamento degli anni ’80 e con un testo che parla d’amore, di fedeltà. E questo è il Festival di Sanremo. E Sal da Vinci è uno veramente bravo».
D. In quali artisti ha notato particolare talento?
R. «Venti dei partecipanti, tolto qualche personaggio italiano come Patty Pravo, Marco Masini, non li conoscevo. Non so quale tipo di scelta abbia compiuto Carlo Conti…».
D. Ritiene che ci siano degli impedimenti per ritornare ai Festival dei suoi anni?
R. «Gli impedimenti sono dettati dalle scelte che fanno gli organizzatori. Non so se hanno ascoltato le canzoni da presentare al Festival. Io anche quest’anno ho presentato una canzone al Festival, ma non è stata accettata. Eppure è una canzone che in questo momento poteva dare un messaggio veramente cattolico al Festival, ma purtroppo non ce l’abbiamo fatta».
D. Cosa dobbiamo aspettarci dalle prossime edizioni festivaliere?
R. «Non lo so cosa dobbiamo aspettarci… Il prossimo Festival di Sanremo sarà presentato da Stefano De Martino, forse avremo più concorrenti di Maria De Filippi... Rimango spiazzato da queste cose. Il presentatore è una cosa. Il direttore artistico è un’altra cosa. Essere direttore artistico significa avere una cultura musicale davvero grande che possiede Carlo Conti perchè svolge questo mestiere da vari anni. Non so come De Martino potrà fare il direttore artistico del Festival di Sanremo. È un grande personaggio, bravissimo, un valido presentatore, ma come direttore artistico mi sembra un po’ esagerato. Queste due cose, presentatore e direttore artistico, dovrebbero essere scisse».
D. Cionfoli, il Festival di Sanremo cosa rappresenta ai giorni nostri?
R. «Sicuramente non rappresenta i Festival degli anni ’80, quando ci fu la rinascita. Oggi il Festival è soltanto pubblicità, marketing… È completamente diverso dagli anni ’80. La Rai parla del Festival di Sanremo già un mese prima e tutti i giorni; ma anche quest’anno gli ascolti sono calati moltissimo visto che tutte le critiche sono state sui cantanti che Carlo Conti ha scelto e che nessuno conosceva».
D. Come spiega il passaggio da canzoni popolari di un tempo a canzoni difficilmente ricordabili?
R. «Un tempo si componeva una canzone per presentare al Festival di Sanremo perchè il giorno dopo si potesse cantare. Oggi un cantante porta una canzone al Festival perchè magari gli piace o perchè l’ha scelta la casa discografica. Alla fine succede come alla canzone che ha vinto quest’anno di Sal Da Vinci, che già la parodiavamo…».
D. Quale immagine conserverà di questa 76 edizione del Festival di Sanremo?
R. «Che questo Festival non c’entra niente con il Festival di Sanremo… Le canzoni sono state messe qua e là e servono per dire che è il Festival della canzone italiana. Le tre serate per me sono state un supplizio… Mentre la serata delle cover è stata quella che ha avuto più successo perchè si ricordano le vecchie canzoni. Poi ricorderò il tempo che è stato perso con ospiti che non c’entravano niente con il Festival di quando potevano essere presentate sessanta canzoni… Brava Laura Pausini. Laura è stata veramente brava. È stata quella che ha un po’ snellito questo Festival con il suo parlare anche romagnolo. Complimenti alla Pausini».
Foto Wikipedia Giuseppe Cionfoli