LA CROCE DEL BORROMINI a Pescia. La storia da leggere | Alberto Tampellini

| di Alberto Tampellini                                  CLICCA QUI PER LEGGERE DELL’ECCEZIONALE SCOPERTA

Quando il presbitero Domenico Cherubini donò alla città di Pescia la croce del giubileo del 1625, vi collocò sotto una lapide che, in un latino un po’ contorto, ne descrivesse origine e provenienza. Il testo dice così: «Questa croce di marmo, benedetta da Urbano VIII e per suo stesso ordine murata all’interno della Porta Santa vaticana da lui chiusa, rimossa nella successiva apertura della detta porta effettuata da Innocenzo X, e data in dono per speciale grazia al presbitero pesciatino Domenico Cherubini, lo stesso Domenico, guardando al decoro della patria e alla devozione dei fedeli, ebbe cura che qui fosse collocata a perenne memoria nell’anno del giubileo 1650, il giorno 26 del mese di dicembre». [Foto 1 – particolare della lapide]

Era uso, e lo è ancora [Foto 2 – Interno Porta santa 2026], murare la Porta santa appena terminato l’anno giubilare. Così fece anche Urbano VIII a fine 1625. La solennità dell’evento richiedeva che la parete del muro venisse ornata con croci, fossero apposte lapidi commemorative e fatte varie decorazioni. Di questo venne incaricato il giovanissimo Francesco Castelli, in seguito noto come Borromini, appena ventiseienne ma già noto per le sue capacità di scalpellino e la felice creatività.

Tra le varie realizzazioni, quella delle croci sui due lati della parete fu la parte più delicata ed ebbe felici risultati tanto che Borromini ebbe, subito dopo, l’incarico di fare anche le dodici croci da mettere in basilica per la sua consacrazione il 18 novembre 1626. [Foto 3 – Croce della consacrazione]

Quella esterna, sulla facciata verso il porticato monumentale, si trova attualmente nell’antica chiesetta di Santa Maria in Cappella in Trastevere. Venne fatta preziosa, con una speciale tecnica di micro-mosaico dal maestro Giovanni Battista Calandra. [Foto 4 – Croce in Trastevere]

Quella interna, più modesta per dimensioni (cm 22×30) e decorazione, è quella che venne donata da papa Innocenzo X “per speciale grazia” a Domenico Cherubini ed oggi murata nella parete di fondo del piccolo santuario cittadino detto della Madonna di Pie’ di Piazza a Pescia. [Foto 5 – Croce di Pescia]

Per questa croce Borromini ricevette un compenso di sei scudi, la decima parte rispetto al compenso di quella esterna che ne costò sessanta.

La nota di pagamento che la Fabbrica di San Pietro emise il giorno 3 gennaio 1626 così riporta: «Per la croce a la Porta Santa dentro in chiesa come sia di marmo rosso con un listello de marmo bianco et il campo de alabastro et un altro listello de marmo bianco atorno per di fora et quatro ape neli angoli alta in tutto palmi 1 1/3 larga palmi 1». Esattamente, come è possibile verificare dal vivo, il materiale, la forma e le misure di quella donata da Cherubini e messa alla Madonna di Pie’ di Piazza. [Foto 6 – Particolare delle api]

Anche i dettagli stilistici corrispondono sia con la croce in Trastevere, sia con le dodici visibili sui pilastri della navata di San Pietro che segnalano le pietre unte dal Crisma di consacrazione. Il confronto con esse mostra delle esplicite corrispondenze: il contorno della croce in forma trilobata con sferetta sulle estremità, la raggiera che parte dall’incrocio dei bracci della croce, le quattro api – proprie dello stemma della famiglia Barberini a cui il papa apparteneva– negli angoli dei bracci.

Non ci sono documenti che indichino il motivo per cui il papa destinasse questa preziosa reliquia del giubileo proprio a Cherubini. Tuttavia è possibile formulare una buona ipotesi che rende plausibile una simile liberalità degna di un familiare del pontefice.

Cherubini, infatti, per una serie di motivi che qui, per brevità, non è possibile affrontare, partecipò alla pulizia e restauro dei preziosissimi reliquiari contenenti le sacre reliquie dei crani dei santi apostoli Pietro e Paolo, tra le più sante della cristianità. Opere di altissima oreficeria trecentesca (Napoleone, tuttavia, li fece fondere per cavarne argento con cui battere moneta) erano coperti dalla polvere del cantiere triennale, diretto da Borromini, del rifacimento della basilica di San Giovanni in Laterano dove erano custodite. Cherubini, insieme all’orefice responsabile della manutenzione, Balduino Blavier, li ripulì, li lucidò, ricollocò le gemme cadute nei loro castoni. Fece un lavoro che nei verbali del restauro viene definito «squisito».

Il restauro e pulitura vennero eseguiti in fretta e furia nei giorni 22 e 23 dicembre 1649, lavorando dalla mattina presto a buio. Il giorno successivo, durante la Messa della vigilia di Natale, infatti, anche in San Giovanni andava aperta una Porta santa. Grazie al provvidenziale intervento di Cherubini le Sacre Teste si sarebbero presentate alla venerazione del popolo splendenti e fastose.

Voglio pensare che, tramite magari la mediazione del patrizio romano Urbano Mellini che guidava l’opera di restauro, uomo potente e vicino al Sommo Pontefice, questo umile ma intraprendente e industrioso prete pesciatino venisse ricompensato per tanta fatica col dono della croce tratta dalla parete della Porta santa.