Settembre 1944. La Liberazione si avvicina, anche a Pescia. Le truppe di occupazione tedesche in fuga diventano violente, fuori controllo. La ritirata dei soldati nazifascisti è costellata di fatti di sangue, rastrellamenti, rappresaglie, fucilazioni.
Fra le vittime vi sono anche “Miriam Cardini fu Otello, da Livorno, sfollata a S.Lorenzo, di anni 15” e “Stiavelli Iris fu Alvaro, da S.Lorenzo, di anni 21”. Le risultarono rapite in località San Lorenzo, seviziate e uccise, probabilmente il giorno 7 a Pietrabuona.
La loro è una storia che ha dell’incredibile. Quasi certamente, vennero assassinate per essersi rifiutate di subire la violenza sessuale di alcuni soldati privi di qualsiasi controllo gerarchico e di remore morali. Un eccidio diverso dagli altri verificatisi nel territorio pesciatino in quei giorni insanguinati. Si trattò di un gesto criminoso, non un atto di guerra o rappresaglia: il primo delitto di genere che la storia di Pescia ricordi.
Le due da allora non furono più viste vive. Sei mesi dopo, il 30 marzo 1945, i due corpi straziati e mutilati vennero finalmente rinvenuti. Un ritrovamento casuale: raccogliendo la legna, un abitante di Pietrabuona, Ferruccio Procissi, vide sbucare un braccio da sotto la catasta. Era il corpo di Miriam, uccisa, con la gola tagliata. In paese tutti sapevano che le due ragazze erano state sequestrate assieme. Trovata la più piccola si misero dunque alla ricerca della più grande. E ben presto la trovarono. Il corpo mutilato venne rivenuto nel pozzo nero dell’abitazione, dove quasi certamente era stata gettata mentre era ancora in vita.
Cutsodontis lo racconta in un alcune pagine di un libro, scritto a quattro mani con Cesare Bocci: “Pescia contro la Violenza dalla Liberazione ai giorni nostri” che sarà presentato venerdì 7 settembre alle ore 18 al Circolo Agorà di Pietrabuona.